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Sulla tolda

Sabato 7 novembre in Università si è tenuto un convegno dedicato al centenario di costituzione della Federazione delle Casse Rurali Cattoliche, avvenuta proprio a Brescia nel settembre del 1909.

Io ero sulla tolda della nave, insieme a Beppe, a comandare il sistema di gestione delle Aule Magna e Gemelli:




Si lo so: le foto non sono un granché (fatte con un cellulare in condizione di luce critiche), ma rendono comunque l’idea.

Salita alla Cima Sera

Nel cuore delle Giudicarie: SALITA ALLA CIMA SERA

Escursione organizzata dalla Sottosezione CAI di Manerbio, effettuata domenica 27 settembre 2009.

LA CIMA SERA E LE GIUDICARIE

Ogni volta che torniamo da Madonna di Campiglio ce la troviamo quasi davanti, sopra a Tione di Trento, ma non ce ne accorgiamo della sua presenza perché negli occhi abbiamo ancora le maestose forme delle Dolomiti di Brenta.
Eppure la cima Sera, nonostante la quota relativamente bassa, è un balcone panoramico di prim’ordine sul gruppo dell’Adamello, con il Carè Alto in prima fila, e su una parte delle Giudicarie.
Le Giudicarie sono quella regione che comprende il bacino del fiume Sarca, tra Pinzolo e la gola del Limarò, nei pressi di San Lorenzo in Banale (Giudicarie Superiori), ed il bacino del Chiese fino al lago d’Idro (Giudicarie Inferiori). I due bacini sono separati da una sella spartiacque ubicata nei pressi di Bondo.
La cima Sera è una delle tante elevazioni delle Giudicarie, situata alla destra idrografica del fiume Sarca nel tratto compreso tra Tione di Trento e Le Sarche.
Località di partenza della escursione è il passo Durone, che si raggiunge da Tione di Trento, capoluogo delle Giudicarie ubicato alla confluenza tra torrente Arnò e fiume Sarca.
Arrivati a Tione di Trento, alla rotatoria nel centro del paese si svolta a destra in direzione di Trento e subito dopo il ponte sul torrente Arnò si abbandona la strada statale per deviare nuovamente a destra imboccando la strada provinciale del passo Durone.
Per il passo Durone transitava l’unica via che metteva in collegamento le Giudicarie e l’area del Garda prima della costruzione della strada del Limarò che, con una serie di gallerie, consente di superare la gola del Limarò, una forra lunga circa quattro chilometri e chiusa da pareti a picco, mettendo in collegamento Tione e Ponte Arche.
Superate le frazioni di Bolbeno e di Zuclo la strada sale in direzione del passo Durone che si raggiunge dopo circa cinque chilometri. Superato il passo sulla destra c’è un edificio (un bar-ristorante attualmente chiuso) ed un parcheggio dove inizia l’escursione.
Lungo il percorso di salita sono presenti dei pannelli didattici con informazioni inerenti le principali caratteristiche della cima Sera e dell’ambiente nel quale la montagna è inserita: geologia, idrografia, flora, ecc. Nel seguito sono riportati degli estratti di tali pannelli.
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Open Day

Domenica 29 novembre, dalle 10.00 alle 19.00, presso la Palestra di Arrampicata del CAI di Manerbio si terrà una giornata di apertura straordinaria.


Sarà possibile:

– provare ad arrampicare in una struttura appositamente attrezzata
– assistere a dimostrazioni di arrampicata, bouldering, piolet traction
– vedere e conoscere le attrezzature ed i materiali necessari per l’arrampicata

Sono previsti i seguenti approfondimenti:

– ore 15.00: tecniche di progressione in ferrata
– ore 16.00: materiali ed attrezzature per l’arrampicata
– ore 17.00: tecniche di progressione su roccia




Il muro di arrampicata è all’interno della palestra comunale di Manerbio che si trova in piazza Aldo Moro, nel complesso sportivo che ospita anche la piscina ed i campi da tennis.
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Alda Merini

Il 1° novembre è morta Alda Merini, poetessa e scrittrice milanese.

Una vita difficile, tra povertà talvolta cercata spesso subita, ricoveri frequenti e precoci in cliniche psichiatriche alternati a periodi di buona salute.

Per ricordarla, sono andato a recuperare dalla mia libreria “una poesia”, dedicata a Roberto Dossi, fabbro di Osnago (LC) con la passione per la poesia, con un disegno di Alberto Casiraghy.





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Prima neve

L’intensa pioggia e l’abbassamento della temperatura di ieri hanno regalato la prima vera nevicata della stagione, e le cime sopra i mille metri sono già imbiancate.

Chissà che non sia l’avvio di un’altra stagione ricca di neve, come l’inverno passato.

Intanto, le ciaspole sono pronte :grin: .



(Immagini dal Rifugio Almici sul Guglielmo, di oggi 3 novembre alle 10.30).


(Immagine attuale dal Rifugio Almici sul Guglielmo).

Sabato 24 ottobre con un gruppo di amici del CAI di Manerbio (BS) siamo andati alle Case di Bles, per la consueta festa di autunno.

Alle 9.00 ci ritroviamo all’Esselunga della Volta per la spesa: decisamente voluminosa negli alimentari, ma assolutamente spropositata nel numero di bottiglie di vino :shock: … e io sono pure astemio!

Partiamo quindi alla volta di Cané, in alta Val Camonica. Si prende la SS11 Padana Superiore, in direzione di Milano, e quindi la SS510 Sebina Orientale, che si lascia per la SS42 del Tonale fino al bivio per Vione, dal quale si sale a Cané dove si lasciano le auto (1.470m).
(clicca qui per visualizzare la mappa su GoogleMaps)



Una mulattiera sale verso la località Saline, con begli scorci sul gruppo dell’Adamello e sulla sua cima principale; diviene poi un sentiero che in un’ora e mezza porta alle Case di Bles (2.080m).




Le Case di Bles sono due malghe site nel territorio di Vione, in alta Val Camonica al confine con il Parco nazionale dello Stelvio, ristutturate (ma il termine giusto è radicalmente recuperate) anni fa grazie all’impegno dei soci della sezione manerbiese del CAI.



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Giovedì 10 settembre è un’altra bella giornata di sole; alle 8.30 sono già in sella, e dopo 15km (3km su sterrato) raggiungo Kufstein, nota località di villeggiatura e sport invernali, dominata dall’alto di uno sperone roccioso a sbalzo sull’Inn dalla spettacolare Festung Kufstein (la Fortezza).
(clicca qui per visualizzare la mappa su BikeMap.net)




La visita della Fortezza di Kufstein si porta via più di un’ora, ma ne vale assolutamente la pena.




Da Kufstein per 18km l’Inn segna il confine tra Austria e Germania, dopo di che si entra definitivamente in Germania.


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Ciao zia Lidia

Nella notte tra domenica e lunedì ci ha lasciati, in punta di piedi, zia Lidia: vera zia per me, ma comunque zia Lidia un po’ per tutti.

Pur tra le vicissitudini anche dolorose che 85 anni di vita possono comportare, ha avuto una vita ricca, movimentata, affascinante.

Donna decisamente emancipata per i suoi tempi, e forse anche per i nostri: staffetta partigiana, alpinista di valore, ottima sciatrice e per me maestra, pittrice, imprenditrice.

Viaggiatrice indefessa per il mondo con il suo gruppo di amiche, che noi malignamente chiamavamo “le babe”.

Caratterino non facile: affettuosa, generosissima, sempre disponibile, ma anche piuttosto autoritaria (tendeva a farti fare le cose che voleva lei e fatte come le voleva lei).

A zio Filippo, quando fatalmente tendeva a rallentare la guida per via della sua indole tranquilla, diceva invariabilmente: “dai Filippo, schiaccia il chiodo”, seguito da un “pedala, Mosè”.

Quante gite in montagna, quante giornate passate nella per me affascinante e misteriosa Fornace Spagnoli andando e tornando con la sua mitica 500, quanti pomeriggi a trovare zia suor Rosa (che ripensandoci ricordava un po’ suor Mary Stigmata dal film “The Blues Brothers”), allora direttrice della Clinica Elioterapica “Villa del Sole” di Desenzano.

Quante partite a Mercante in Fiera con zii e cugini, con zio Filippo a fare da abile e fantasioso banditore della compravendita di carte.

Quante cotolette, quanti ravioli, quante lasagne; quante spumiglie, quante mandorle caramellate, quanti datteri ripieni di mandorle e ricoperti di cioccolato, quante scorzette glassate (che a me sinceramente non piacevano molto, ma che mangiavo per non contrariarla); quanti strani esperimenti culinari.

E soprattutto, quanti krapfen, da fare indigestione, nel disperato tentativo di superare l’imbattuto record dello zio Lino.

Una parte della mia (limitata) cultura la devo alla lettura di “Selezione del Reader’s Digest” (che io leggevo letteralmente “reder digest”), sempre presente a casa di zia Lidia.

Per prendermi in giro ogni tanto mi chiamava “dagli appennini alle ande”, nomignolo un po’ lungo di cui in realtà non ho mai compreso bene il significato.

Ciao zia Lidia, grazie di tutto: ci hai voluto bene, ti abbiamo voluto bene.

Alla ricerca di nuovi itinerari da percorrere in moto, studiando l’atlante automobilistico mi è caduto l’occhio sulla Val Taleggio (probabilmente perché mi piacciono i formaggi ;-) ), in provincia di Bergamo, e sulla contigua Valsassina, in provincia di Lecco.

Martedì 13 ottobre, dopo il forte vento del giorno precedente, è una giornata freddina (14°) ma meravigliosa, con cielo terso e sgombro da nubi. Le alte cime innevate delle alpi piemontesi brillano, apparentemente vicine, e in particolare spicca il Monte Rosa.

Mi metto in sella e al casello Brescia Centro entro in A4, direzione Milano, con uscita a Bergamo. Prendo quindi la SS470 della Valbrembana passando per San Pellegrino Terme, località termale famosa all’inizio del secolo scorso ma ormai “nobile decaduta”: il Grand Hotel, costruito nel 1905 in stile Liberty, è testimone silente di quel passato.
(clicca qui per visualizzare la mappa su GoogleMaps)


San Pellegrino Terme: ponte sul Brembo

San Pellegrino Terme: Grand Hotel

Proseguo fino a San Giovanni Bianco, piccolo comune della Val Brembana patria di Arlecchino, dove prendo a sinistra la SP25 per la val Taleggio.
La valle si stringe quasi subito nello spettacolare Orrido della Val Taleggio, una stretta forra di circa 3 Km scavata dal torrente Enna.


San Giovanni Bianco: ponte sul Brembo

Orrido val Taleggio

Orrido val Taleggio

Lapide Partigiana

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Mercoledì 9 settembre sono partito alle 6.30 dal casello Brescia Centro, dove ho preso la A4, direzione Verona; solita “scorciatoia” Peschiera-Affi e poi nuovamente in autostrada, stavolta A22, verso il Brennero; ho proseguito lungo la A13 con uscita a Innsbruck Süd, e poi mi sono diretto in centro città.
(clicca qui per visualizzare la mappa su GoogleMaps)

Dopo aver (faticosamente) trovato un parcheggio “bianco” e assemblato il tutto, finalmente verso le 10.30 mi sono messo in sella, con una bella giornata di sole.
L’Inn è già un fiume maestoso, che scorre nella valle delimitata dalle alpi aurine a sud e dalle alpi bavaresi a nord, in un tipico paesaggio di fondovalle.
(clicca qui per visualizzare la mappa su BikeMap.net)



In 10km, tra il fiume e il verde in quello che sembra un lunghissimo parco pubblico, si raggiunge Hall in Tirol, antica cittadina ricca di monumenti, che nel medioevo raggiunse grande potenza e splendore grazie alle miniere di sale. Da visitare la Münzerturm (torre della zecca) e la Obere Stadt (citta vecchia).





Ancora 8km e si raggiunge Wattens, famosa per gli Swarovski Kristallwelten (i mondi di cristallo Swarovski), spettacolare esposizione celebrativa allestita da André Heller.
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