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Happy birthday

Oggi il mio blog compie un anno, essendo nato il 9 febbraio 2009 quando ho pubblicato “Con sci e ciaspole a Cima Pissola“: è l’occasione per tirare le somme e fare qualche statistica.

Statistiche generali:

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DA PREGASINA AEREA TRAVERSATA DI CIMA AL BAL

Domenica 4 ottobre 2009

Per quanto si possano percorrere in lungo e in largo le montagne dell’Alto Garda, c’è sempre qualche angolo poco conosciuto, ma molto affascinante.
Con l’escursione effettuata domenica 4 ottobre siamo andati appunto a scoprire uno di questi angoli affascinanti: le cime che sovrastano il paese di Pregàsina e la val Palaer.

Punto di partenza dell’itinerario è stata Pregàsina (m 532), una delle frazioni del comune di Riva del Garda.
In automobile bisogna raggiungere la cittadina al margine settentrionale del Lago di Garda e quindi, proseguendo verso nord dapprima in direzione di Arco e poi della Val di Ledro, si sale con alcuni tornanti per arrivare, dopo aver percorso una lunga galleria, nella Val di Ledro, in prossimità della località Biacesa.
Usciti dalla galleria si svolta a sinistra, scendendo per pochi chilometri lungo la vecchia strada del Ponale, e quindi a destra si sale a Pregàsina.
Il parcheggio si trova nei pressi della chiesetta, nella parte alta del paese.

Dal parcheggio ci siamo portati alla soprastante chiesa di San Giorgio, tramite la stradina sterrata che aggira il cimitero e da qui abbiamo imboccato la mulattiera in direzione sud.
Al primo bivio, lasciata la mulattiera che prosegue diritta e pianeggiante, e che percorreremo con l’itinerario di ritorno, abbiamo deviato a destra imboccando una mulattiera cementata contrassegnata dal numero 422, che sale molto ripida nel bosco di pini e faggi e che successivamente diventa un sentiero, che prosegue a salire con minore pendenza.



Lungo la salita si possono vedere i “massi erratici”, blocchi di granito trasportati fin qui dal ghiacciaio che, scendendo dalle cime del Gruppo Adamello Presanella, arrivò ad occupare tutto il Lago di Garda formando, con la propria fronte, le colline moreniche che fasciano a sud l’intero lago.
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Ieri il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, parlando alla Knesset (il Parlamento Israeliano), ha difeso l’operazione “Piombo Fuso”:


    L’Italia è orgogliosa di molti gesti di solidarietà verso il vostro paese, come ad esempio il rifiuto del nostro governo a partecipare alla Conferenza “Durban II” di Ginevra, che voleva sanzionare Israele con intollerabili accuse di razzismo e di violenza. Come il nostro voto contrario al rapporto Goldstone, che intendeva criminalizzare Israele per la giusta reazione ai missili di Hamas lanciati da Gaza.

Va ricordato che, per l’operazione “Piombo Fuso” su Gaza, Israele è sotto accusa presso l’ONU per “crimini di guerra” e “crimini contro l’umanità”, in quanto l’operazione militare era “diretta alla popolazione di Gaza nel suo insieme” per “punirla”, e per “violazioni del diritto umanitario internazionale”, essendo stati utilizzati proiettili di mortaio al fosforo bianco.

Dopodiché, nel corso di una conferenza stampa con il Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen, ha attaccato l’operazione “Piombo Fuso”:


    Come è stato giusto piangere le vittime della Shoah così è giusto manifestare dolore per quanto che è successo a Gaza. Sempre, quando alla pace si sostituisce la guerra, alla ragionevolezza si sostituisce la violenza, viene meno l’umanità ed il rapporto tra gli uomini.

L’adulazione dei potenti di turno, per la quale si dice ciò che essi desiderano sentire, dovrebbe conoscere un limite, suggerito da dignità e decenza.

Sindrome da venditore porta-a-porta.

L’operoso nord

Roberto Castelli, viceministro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, ed ex ministro della Giustizia nei governi Berlusconi II e III, nella puntata di AnnoZero del 7 gennaio 2010, rispondendo a Barbara, precaria siciliana che illustrava il disagio degli insegnanti, ha dichiarato:

    Ma lei come pensa che i nostri padri abbiano costruito quest’Italia?
    Con la pappa fatta su tutto?
    Lo sa cosa faceva mio padre?
    Lo sa cosa ho fatto io?
    Lo sa cosa ho fatto io?
    Io!
    Io facevo delle giornate lavorative: mi alzavo alle 4 del mattino, facevo 400 chilometri, andavo dai miei clienti a lavorare fino alle 10 di sera poi prendevo la macchina e alle 2 di notte tornavo a casa.

Domenica 17 gennaio con un gruppetto di amici del CAI di Manerbio abbiamo effettuato un’escursione invernale con sci e ciaspole; meta è il Monte Barbarossa, una cima poco marcata ma molto panoramica a cavallo tra Val Seriana e Val di Scalve, nel guppo calcareo del Monte Ferrante.

Alle 7.00 da Brescia prendiamo la SS11 Padana Superiore, in direzione di Milano, e quindi la SS510 Sebina Orientale, che si lascia per la SS42 del Tonale fino al bivio per la SS294 della Valle di Scalve; a Sant’Andrea prendiamo a sinistra per Teveno, dove si lasciano le auto (1.134m).

Il tempo di inforcare sci e ciaspole e il cielo si apre, rivelando un’incredibile giornata di sole.

Risaliamo un pendio ed entriamo nel bosco sovrastante, percorrendo una tranquilla mulattiera che con alcuni tornati guadagna quota, sotto lo “sguardo severo” del Pizzo di Petto.

Usciamo dal bosco sbucando in una piana molto panoramica in prossimità della baita Barbarossa Bassa (1.704m), da cui si apre un bel panorama sulle cime che chiudono la Val di Scalve.
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Spaventa il pensiero di quanto potrà accadere fra una ventina d’anni quando tutti i testimoni saranno spariti. Allora i falsari avranno via libera, potranno affermare o negare qualsiasi cosa (Primo Levi).

“Prima vennero …”, di Martin Niemöller

    Prima vennero per i comunisti
    e io non alzai la voce
    perché non ero un comunista.
    Poi vennero per i socialdemocratici
    e io non alzai la voce
    perché non ero un socialdemocratico.
    Poi vennero per i sindacalisti
    e io non alzai la voce
    perché non ero un sindacalista.
    Poi vennero per gli ebrei
    e io non alzai la voce
    perché non ero un ebreo.
    Poi vennero per me
    e allora non era rimasto nessuno
    ad alzare la voce per me.

Variante attribuita a Bertolt Brecht

    Prima vennero a prendere gli zingari
    e fui contento, perché rubacchiavano.
    Poi vennero a prendere gli ebrei
    e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
    Poi vennero a prendere gli omosessuali,
    e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
    Poi vennero a prendere i comunisti,
    e io non dissi niente, perché non ero comunista.
    Un giorno vennero a prendere me,
    e non cʼera rimasto nessuno a protestare.


Alberto calciatore

Per anni e anni, fino a poco fa, ho giocato a calcetto fino a diventare uno degli elementi storici del gruppo (dopo il mio amico “Stakanov” Antonio, si intende).

Dagli archivi di Antonio sono emerse quattro fotografie che mi ritraggono in tenuta da calcetto prima (o dopo) alcune partite.



1999: Centro Sportivo Pavoniana 2002: Centro Sportivo San Filippo


2003: Parrocchia di Costalunga 2005: Centro Sportivo Rigamonti

Purtroppo la miopia incipiente, l’eccesso di eventi traumatici (e forse anche l’età) mi hanno ahimé ricondotto a più miti consigli, facendomi appendere le scarpette al chiodo.

Che nostalgia!

Il 25 gennaio 2009 ho partecipato all’escursione “Con sci e ciaspole sulle nevi della Valle dei Mocheni”, organizzata dalla sottosezione CAI di Manerbio (BS) e guidata da Maria Teresa e Marco.

A presentazione dell’escursione, un estratto dal “Programma 2009″ della sottosezione CAI di Manerbio:

    Alla scoperta della Valle dei Mòcheni, ovvero la parte superiore della valle del torrente Fersina, un affluente dell’Adige che nasce dal piccolo lago Erdemolo, che va dalla testata fino allo sbocco nell’ampia conca di Pergine Valsugana.

    Particolarità di questa valle è che gli abitanti sono, almeno in gran parte, di lontana origine tedesca e nella parte superiore della valle e nelle località del versante sinistro si è conservata fino ad oggi la parlata originaria, un arcaico dialetto tedesco detto dai trentini “il mochen”, da cui il nome Mòcheni.

    Mentre la parte inferiore della valle del Fersina ha carattere collinare e può essere considerata come il naturale proseguimento della Valsugana, la parte alta è invece caratterizzata da aspetti di media montagna con le cime che costituiscono la testata che arriva a 2.400 metri di quota.

    Lungo la valle vi sono diverse possibilità di compiere escursioni, sia in estate che in inverno, e sulla base delle condizioni della neve (quantità e stabilità del manto) sarà scelto l’itinerario.

La partenza è alle 6.30 da Manerbio; a Brescia Centro prendiamo l’autostrada A4, direzione Verona, solita “scorciatoia” Peschiera-Affi e poi nuovamente in autostrada, stavolta A22, verso il Brennero, con uscita a Trento Centro. Prendiamo la SS12 con direzione Bolzano che lasciamo poco dopo per la SS47 della Valsugana; a Pergine Valsugana prendiamo a sinistra per Valle dei Mocheni, fermandoci a Palù del Fersina dove lasciamo le auto (1.500m).

Il tempo è bello, anche se fa freschino; inforchiamo sci e ciaspole e seguiamo la mulattiera che, in un’ora e mezza, ci porta al lago Erdemolo (2.006m), coperto dalla neve.




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Solo chi ha più di quarant’anni, come ahimé il sottoscritto, può ricordare la funivia che, fino agli anni 70, collegava in Brescia viale Bornata con la sommità del Monte Maddalena.

L’impianto, inaugurato nel 1955, in 10 minuti circa superava il dislivello di 650m trasportando 35 passeggeri.






[Fotografie di Francesco Rusconi Giribaldi da Funivie.org]

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ESCURSIONE AL RIFUGIO PRADIDALI E SALITA ALLA CIMA FRADUSTA

Sabato 5 e domenica 6 settembre 2009

LE PALE DI SAN MARTINO

Le Dolomiti. Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”. Così lo scrittore ed alpinista Dino Buzzati ha scritto delle Pale di San Martino, che egli ha amato in maniera intensa tanto da riprenderle nei propri racconti e dipinti.
“Così terrificanti che sembra debbano spalancarsi da un momento all’altro e far precipitare l’intera massa delle rocce. Credo di poter dubitare che perfino nelle Ande sia raro trovarsi di fronte ad una scena così straordinaria e primordiale”. Ecco cosa scriveva invece Amelia Edwards, una delle prime escursioniste della storia delle Dolomiti.

Le Pale di San Martino viste da nord

Maestose ed eleganti cattedrali di pietra che svettano nel cielo, il gruppo delle Pale è il più esteso delle Dolomiti, con circa 240 kmq di estensione, ed è situato in parte nel Trentino ed in parte nel Veneto.
Le Pale di San Martino sono uno dei nove gruppi dolomitici che il 26 giugno 2009, a Siviglia, hanno ricevuto il riconoscimento di “patrimonio naturale dell’umanità” e sono state iscritte nella lista dei Beni naturali dell’Unesco.
Il Gruppo ha una storia geologica vecchia di 300 milioni di anni quando, in un mare tranquillo e poco profondo, enormi colonie di coralli si moltiplicavano fino a costruire delle imponenti scogliere alte oltre mille metri.
Dopo l’emersione, queste barriere coralline sono state modellate dagli agenti atmosferici fino alle forme che oggi le caratterizzano.
Le Pale sono pertanto costituite da dolomia, una roccia sedimentaria formata da carbonato di calcio e magnesio.
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