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Il centro storico e l’automobile

Su “Il Brescia” di martedì 5 maggio è stato pubblicato un interessante articolo di Renato Borsoni, che da’ un ulteriore contributo di riflessione sul tema “centro storico e mobilità”:

    Il centro storico e l’automobile
    Di Renato Borsoni, art director
    Brescia

    Qualche giorno fa, uscivo dal fioraio con il mio mazzo di tulipani metà bianchi metà gialli e mi sono trovato, con un po’ di imbarazzo, intruppato nel mezzo di una manifestazione di qualche migliaio di persone di colore (abbronzati, direbbe il nostro beneamato).
    Riempivano la vecchia storica via Garibaldi, che da qualche tempo, e cioè da quando è stata in buona parte restituita alle scarpe dei cittadini piuttosto che alle ruote delle automobili, ha assunto di nuovo quell’aspetto accogliente –brescianissimo– che aveva quando, tappezzata di bianco rosso e verde, accoglieva Vittorio Emanuele Secondo preceduto e seguito da cavalli impennacchiati e dalle truppe baffute del nuovo esercito italiano.
    Sulla via, appunto, c’erano i tavolini dei bar all’aperto occupati dai cittadini per l’aperitivo e la folla di dimostranti, composta, si apriva e si richiudeva su di loro come per un sorridente coinvolgimento.
    Le strade dei centri storici italiani erano tra le più misurate –a misura d’uomo voglio dire– dell’occidente.
    Per le passeggiate notturne dei giovani amici o per i mercatini del lunedì, per la spesa quotidiana o per i comizi in tempo elettorale. Così sono cresciute nei secoli, così si sono fermate nel tempo per dare sapore al vivere civile. L’automobile è stata una splendida invenzione per ridurre le distanze individuali, ma non quelle estranee della città storica, costruite per un’altra diversissima organizzazione di vita collettiva. Io stento molto a capire chi afferma che il caos del traffico cittadino nella vecchia città la rende più viva e vivibile: non credo che il vissuto assuma più senso nel chiasso, nel disordine, infine, mi pare, nella ricerca più o meno conscia dell’alienazione.
    È questione, invece, di restituire con pazienza, con passione, con civile senso della comunità quel tessuto di rapporti che deve fare del centro storico il propulsore pensante di tutta l’organizzazione della vita comune. Come è sempre stato. E come è ancora in molta parte delle piccole e grandi città italiane, in particolare del centro Italia- Basta fare qualche viaggetto (in auto) a Todi o a Imola, a Lucca o ad Ascoli Piceno, lasciare la macchina in periferia o in garage, e percorrere con il rumore dei passi i vecchi centri: dove tradizione e modernità si abbracciano, senza pudore.

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