io · talenti

Ciao Ivan

Il 14 giugno è morto Ivan Della Mea, cantautore, scrittore e poeta, lucchese di nascita ma milanese di adozione.

Non ricordo quando ho sentito Ivan in concerto per la prima volta, alla fine degli anni 70, ma ricordo quando l’ho sentito per l’ultima volta: il 28 maggio, in Piazza della Loggia a Brescia, per il concerto in memoria delle vittime della strage.

Lo vorrei ricordare con il testo di un brano che mi è sempre piaciuto, “la nave dei folli”, tratto dall’omonimo LP del 1972.

La nave dei folli (1972)

E disse «Andiamo si va per partire
il vento già spacca già gonfia le vele
e l’àncora-angoscia per mille e più braccia
già leva dal fango di mille miserie»

«Non posso» – risposi – «le mille valigie
di questa partenza mi legano al mondo;
io per partire le devo lasciare
però senza quelle per me non c’è volo»
Mi disse: «Il bagaglio di mille paure
per mille d’angosce di vecchie certezze
per mille speranze di cane deluso
che resta bastardo tra mille carezze»

Mi disse: «È questo che devi lasciare
sul molo del tempo per una speranza
raccogli il tuo sporco e tienilo stretto
ché altro non serve per fare allegria»

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

È piena la nave dei cani delusi
rimasti bastardi tra mille carezze
è bello vederli coi pugni ben chiusi
tenersi lo sporco, lasciar le promesse

dei mondi civili dei mille ritratti
quadrati perfetti del senso comune
cornici di forme a specchio pulite
così che la rabbia si umilia nell’arte

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

E guardo la vela di fogli di carta…
mi volto e lontano sul molo già vedo
con l’occhio civile l’esperto dell’arte
cercare l’orgasmo sui mille bagagli

Lo guardo felice e lancio la pietra:
si ferma nel cielo più grigio di lastra,
nel cielo si affila a lama sicura
che piomba, ti sfiora babbeo e ti castra

La nave dei folli veleggia veloce
il foglio garrisce nel gioco di parte;
sul bianco compare ben rossa una croce:
un altro caduto sul campo dell’arte

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

Milano spaccata tra uffici e stazioni
tra fabbriche e chiese tranciate ridendo
passate sul filo di spada e di prua:
la nave dei cani veleggia sicura

A notte coi pugni ben chiusi d’amore
guardando la scia dei mille rottami
di arte e cultura, d’angosce d’autore
dei mille valori metropolitani:

a noi cani sporchi più volte delusi
rimasti bastardi tra mille carezze
ci prende la voglia di aprire le mani
di unire alle vele le nostre bandiere

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

E quando spaccata ogni vecchia cultura
che è anche nostra e che abbiamo lasciata
tra mille valigie sui moli d’angoscia
nel porto dell’arte timbrata e schedata:

potremo guardare la scelta futura
la scelta dei cani bastardi nell’ossa
e ancora una volta e chiedersi ancora
se ancora tentare se ancora si possa

E allora trovando negli occhi compagni
la voglia e la gioia di essere bimbi
ognuno già bimbo dirà: «Certo è mia:
si può si può fare la nave è anche mia

La nave del sogno è mia per ragione,
è nostra per scelta di cani delusi
che sanno creare tenendo lo sporco
ben stretto e cosciente tra pugni rinchiusi».

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

La nave dei folli che rompe in letizia
la vecchia cultura con nuova allegria
e tutto il dolore già trancia sul ferro
del grande lucchetto per dare la via

al volo finale di tutto l’amore
al volo finale della fantasia
e ridere al tempo di oggi struttura
eletta a potere della borghesia

E ancora più bimbi con carta e bandiere
guardando diritto il solo pennone
faremo la danza dei cani delusi
coi pugni serrati per nuova illusione

Ma quanto dolore per dare allo svolo
di te fantasia un attimo solo

La nave dei folli eletta a “ragione”
per segno diventa parola e poesia
diventa creazione per rivoluzione
per l’attimo solo, ma di fantasia

diventa creazione per rivoluzione
per l’attimo solo, ma di fantasia

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