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La mia prima volta con le ciaspole

(Dove racconto la mia prima escursione con le ciaspole, il 20 gennaio 2008).

Oggi è il 20 gennaio, e tutto è pronto per la mia prima escursione invernale con le ciaspole, con un gruppetto di amici del CAI di Manerbio; meta è il Monte Stivo, una delle più spettacolari e panoramiche cime del trentino, sovrastante Rovereto e con incredibile affaccio sul Lago di Garda.

La partenza è alle 7.30 dal casello Brescia Centro, dove prendiamo la A4, direzione Verona; solita “scorciatoia” Peschiera-Affi e poi nuovamente in autostrada, stavolta A22, verso il Brennero, con uscita a Rovereto Sud. Prendiamo la SS240 di Loppio fino al bivio per Chienìs, dove svoltiamo a destra salendo fino a S. Barbara (1.175m), dove lasciamo le automobili.

Inforchiamo sci e ciaspole e seguiamo la mulattiera che, in un paio d’ore, ci porta a Malga Stivo (1.748m); il tempo è bello ma fa piuttosto freddo.

Il panorama sul lago di Garda e sulle cime circostanti si apre sempre più, con viste mozzafiato.


La traccia prosegue a tornanti in salita, fino al Rifugio Stivo e poi alla cima del Monte Stivo (2.059m).

Il panorama dalla cima è a 360°, veramente meraviglioso: la fatica è stata ampiamente ricompensata.


Nel frattempo laggiù in basso la nebbia avanza, andando a coprire progressivamente il Lago di Garda, con un effetto molto suggestivo.

In discesa sono inizialmente un po’ titubante e impacciato, ma capito il meccanismo mi lancio in una divertentissima corsa a capofitto.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

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One thought on “La mia prima volta con le ciaspole

  1. Ho letto con interesse l’articolo che hai riportato da Repubblica; grande questione etica, per la Chiesa come istituzione e garante per una discreta fetta dell’umanità del messaggio di VERITA’, grande questione etica che si proietta sull’uomo di oggi che intravede nel potere-successo-denaro la sua felicità.
    ora come da anni sostengo, criticare costruttivamente ha senso, ritengo anche necessario offrire soluzioni positive alternative..
    ………riscopriamo insieme e da soli il Dono della Vita.
    grazie per questo spazio di condivisione…….
    ………..per continuare la riflessione….
    E’ il “qui ed ora” della relazione. Ogni esperienza, ogni relazione avviene all’interno di una sequenza temporale in cui esiste un prima, un durante ed un dopo.
    1. La prima fase è costituita dal pre-contatto, cioè dall’accoglienza.
    2. Segue la fase del contatto in cui avviene il mobilizzarsi dell’energia dell’organismo secondo tre sottofasi diverse:
    a. l’orientamento in cui l’energia inizia a prendere forma e viene riconosciuta come bisogno e/o desiderio da parte dell’individuo;
    b. poi segue la fase della manipolazione in cui l’organismo inizia a muoversi nell’ambiente per trovare e procurarsi il soddisfacimento del bisogno; la nostra energia produce cose vissute dall’altro con una certa qualità
    c. infine avviene l’azione, fase in cui l’organismo fa uscire fuori del tutto la propria energia, diventata ora al culmine, per poter lasciarsi andare successivamente al soddisfacimento totale del bisogno e quindi all’esperienza del contatto pieno.
    3. Segue a questo punto la fase del contatto pieno con il soddisfacimento del bisogno
    4. e quella del post-contatto con il ritiro dell’organismo, la chiusura dell’esperienza e l’assimilazione della stessa.

    Perché questo ciclo avvenga in modo soddisfacente e si realizzi in modo sano, si devono compiere tutte le fasi: invece spesso avviene che mi relaziono, metto in campo la mia energia, ma dall’altra parte trovo che non c’è riscontro positivo, così la mia energia invece che esprimersi completamente sarà limitata, così come la mia capacità di attivare le mie risorse, di manipolare e attivare il processo per favorire la mia espressione, limiterò la mia espressività, la mia capacità e le mie competenze, ciò che verrà fuori sarà qualcosa di meno di ciò che avrei voluto e che non mi soddisfa completamente e mi farà sentire qualcosa di meno nel contatto. Molti soffrono molti di questo limitato processo relazionale, perché questo ciclo non ha una sua rotondità, una sua naturalezza

    Nelle prime tre fasi possono accadere dei blocchi che interrompono il flusso normale dell’energia organismica: confluenza (pre-contatto), introiezione, proiezione, retroflessione (contatto), egotismo (contatto pieno).
    Nella fase del post-contatto non avvengono interruzioni: essa o avviene in quanto l’organismo è riuscito a raggiungere la fase del contatto pieno, oppure non avviene poiché l’organismo è rimasto bloccato in una fase precedente.
    In termini evolutivi il ciclo del contatto rappresenta la chiave di lettura, nell’articolazione delle diverse fasi, dello sviluppo del bambino nei primi tre anni di vita in particolare, ma in generale in tutto l’arco di tempo che va dall’essere neonato alla completa autonomia della fase adulta. E’ altresì una chiave di lettura dell’intero ciclo vitale dell’individuo dalla nascita alla morte. In termini evolutivi le disfunzioni del contatto (confluenza, introiezione, proiezione e retroflessione, tralasciando l’egotismo poiché rappresenta una disfunzione molto particolare) diventano fasi funzionali dello sviluppo in quanto indicano il bisogno sano del bambino di avere un adulto che confluisca con lui e gli permetta di confluire, di introiettare cose buone, di proiettare fuori la sua energia, di retroflettere il suo bisogno dell’adulto per sperimentare in modo sano la sua autonomia, fino al raggiungimento della competenza al contatto con la fase del contatto pieno. Inoltre il ciclo di contatto rappresenta una chiave di lettura per qualsiasi esperienza: macro o micro che sia. Così sia una sola giornata al nido come un intero anno scolastico possono e vanno letti in termini di ciclo del contatto.

    Ci sono delle capacità diventano molto più interessanti quando
    riusciamo a :
    riusciamo a vedere in modo consapevole, più raffinato
    riusciamo a connettere le cose
    riusciamo ad essere più oggettivi, distaccati
    riusciamo a fare chiarezza … io sono io e tu sei tu
    a differenziare le cose, a saperle distinguere
    a stare bene anche in momenti difficili
    a essere felici anche quando siamo depressi
    ad apprendere dalle esperienze negative
    a far reagire il nostro “Io” nei momenti di difficoltà

    Significa accettare di avere più Sé attivi, c’è il Sé che osserva e il Sé che agisce
    Accettare significa lavorare sugli aspetti positivi
    Accettare non significa condividere

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