deliri

W Verdi

Nei suoi deliri (etilici ?) il Ministro per le Riforme Umberto Bossi, in vacanza a Ponte di Legno, ha affermato che “Quando cantiamo il nostro inno “Va, pensiero”, tutti lo cantano perché si conoscono le parole, non succede come con l’inno italiano che invece nessuno conosce“.

Premesso che ho qualche dubbio che tutti (i leghisti) conoscano le parole del “Va, pensiero“, ricordo che il celebre coro di Giuseppe Verdi, tratto dal Nabucco, che rappresenta un canto degli ebrei prigionieri in Babilonia, è stato uno dei simboli musicali più importanti del Risorgimento italiano, interpretato dal pubblico dell’epoca come una metafora della condizione degli italiani soggetti al dominio austriaco.

Il nome stesso di Verdi veniva utilizzato nel Risorgimento come motto: W VERDI significava “W Vittorio Emanuele Re Di Italia“.

Giuseppe Verdi si starà rivoltando nella tomba, pensando che il suo coro viene strumentalmente utilizzato come simbolo di divisione dell’Italia.

Per dare un modesto aiuto ai leghisti, riporto il testo dell’inno italiano (dal sito del Quirinale), affinché lo possano studiare con profitto:

    Fratelli d’Italia
    L’Italia s’è desta,
    Dell’elmo di Scipio
    S’è cinta la testa.
    Dov’è la Vittoria?
    Le porga la chioma,
    Ché schiava di Roma
    Iddio la creò.
    Stringiamci a coorte
    Siam pronti alla morte
    L’Italia chiamò.
    Noi siamo da secoli
    Calpesti, derisi,
    Perché non siam popolo,
    Perché siam divisi.
    Raccolgaci un’unica
    Bandiera, una speme:
    Di fonderci insieme
    Già l’ora suonò.
    Stringiamci a coorte
    Siam pronti alla morte
    L’Italia chiamò.
    Uniamoci, amiamoci,
    l’Unione, e l’amore
    Rivelano ai Popoli
    Le vie del Signore;
    Giuriamo far libero
    Il suolo natìo:
    Uniti per Dio
    Chi vincer ci può?
    Stringiamci a coorte
    Siam pronti alla morte
    L’Italia chiamò.
    Dall’Alpi a Sicilia
    Dovunque è Legnano,
    Ogn’uom di Ferruccio
    Ha il core, ha la mano,
    I bimbi d’Italia
    Si chiaman Balilla,
    Il suon d’ogni squilla
    I Vespri suonò.
    Stringiamci a coorte
    Siam pronti alla morte
    L’Italia chiamò.
    Son giunchi che piegano
    Le spade vendute:
    Già l’Aquila d’Austria
    Le penne ha perdute.
    Il sangue d’Italia,
    Il sangue Polacco,
    Bevé, col cosacco,
    Ma il cor le bruciò.
    Stringiamci a coorte
    Siam pronti alla morte
    L’Italia chiamò.

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