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Salita alla Cima Sera

Nel cuore delle Giudicarie: SALITA ALLA CIMA SERA

Escursione organizzata dalla Sottosezione CAI di Manerbio, effettuata domenica 27 settembre 2009.

LA CIMA SERA E LE GIUDICARIE

Ogni volta che torniamo da Madonna di Campiglio ce la troviamo quasi davanti, sopra a Tione di Trento, ma non ce ne accorgiamo della sua presenza perché negli occhi abbiamo ancora le maestose forme delle Dolomiti di Brenta.

Eppure la cima Sera, nonostante la quota relativamente bassa, è un balcone panoramico di prim’ordine sul gruppo dell’Adamello, con il Carè Alto in prima fila, e su una parte delle Giudicarie.
Le Giudicarie sono quella regione che comprende il bacino del fiume Sarca, tra Pinzolo e la gola del Limarò, nei pressi di San Lorenzo in Banale (Giudicarie Superiori), ed il bacino del Chiese fino al lago d’Idro (Giudicarie Inferiori). I due bacini sono separati da una sella spartiacque ubicata nei pressi di Bondo.
La cima Sera è una delle tante elevazioni delle Giudicarie, situata alla destra idrografica del fiume Sarca nel tratto compreso tra Tione di Trento e Le Sarche.
Località di partenza della escursione è il passo Durone, che si raggiunge da Tione di Trento, capoluogo delle Giudicarie ubicato alla confluenza tra torrente Arnò e fiume Sarca.
Arrivati a Tione di Trento, alla rotatoria nel centro del paese si svolta a destra in direzione di Trento e subito dopo il ponte sul torrente Arnò si abbandona la strada statale per deviare nuovamente a destra imboccando la strada provinciale del passo Durone.
Per il passo Durone transitava l’unica via che metteva in collegamento le Giudicarie e l’area del Garda prima della costruzione della strada del Limarò che, con una serie di gallerie, consente di superare la gola del Limarò, una forra lunga circa quattro chilometri e chiusa da pareti a picco, mettendo in collegamento Tione e Ponte Arche.
Superate le frazioni di Bolbeno e di Zuclo la strada sale in direzione del passo Durone che si raggiunge dopo circa cinque chilometri. Superato il passo sulla destra c’è un edificio (un bar-ristorante attualmente chiuso) ed un parcheggio dove inizia l’escursione.

Lungo il percorso di salita sono presenti dei pannelli didattici con informazioni inerenti le principali caratteristiche della cima Sera e dell’ambiente nel quale la montagna è inserita: geologia, idrografia, flora, ecc. Nel seguito sono riportati degli estratti di tali pannelli.

LA SALITA ALLA CIMA SERA

La salita alla cima Sera è un’escursione piuttosto semplice, che si svolge nella prima parte lungo mulattiera e successivamente lungo un sentiero a tratti ripido ma mai impegnativo.

    La geologia di Cima Sera

    La roccia che costituisce la cima Sera presenta una colorazione grigiastra in quanto la sua superficie è alterata dal gelo, dalla pioggia e dal sole. Sotto questa crosta mostra una tinta più chiara che conferma la sua appartenenza alle rocce calcaree, ovvero composte prevalentemente da carbonato di calcio (il calcare). Più precisamente queste rocce appartengono al gruppo dei calcari grigi ed hanno la bella età di 190 milioni di anni. Si sono formate sul fondo di un antichissimo mare in seguito al progressivo deposito di particelle minerali trasportate nel mare dai corsi d’acqua.
    Questo processo è durato milioni di anni ed ha subito frequenti interruzioni e variazioni che oggi sono testimoniate dalla struttura stratificata della roccia ovvero dalla presenza di strati sovrapposti. Dopo la pietrificazione del deposito di sedimenti la roccia è stata spinta verso l’alto dalle immani forze che hanno creato le Alpi per cui gli strati hanno in parte perduto l’originaria disposizione orizzontale.

L’itinerario parte dal parcheggio, dove inizia il sentiero identificato dal numero 463 segnalato anche da frecce segnaletiche.
La mulattiera si addentra inizialmente pianeggiante all’interno del bel bosco di faggi che circonda completamente i fianchi della cima Sera.

    La faggeta

    Il sentiero attraversa il bosco di faggio, una tra le tipologie forestali più diffusa nelle Giudicarie. Il faggio (Fagus sylvatica) è una splendida latifoglia dal tronco diritto e robusto, con la corteccia grigio.-argentata, la chioma globosa e molto fitta, le foglie ovali ed appuntite.
    Cresce in luoghi moderatamente umidi e non sopporta né il caldo né il freddo eccessivo. Per questo i suoi boschi sono tipici delle zone di bassa montagna.
    Il faggio è caratterizzato dalla fittissima chioma, quasi impenetrabile alla luce, e pertanto il sottobosco diventa inospitale per l’erba e per gli arbusti amanti della luce.
    Riescono a vivere specie che sopportano l’ombra, come ad esempio il Fior di Stecco (Daphne mezereum), alcune orchidee e l’Ellebora, o Rosa di Natale (Helleborus niger), dai grandi fiori bianchi soffusi di rosa.
    Queste piante, dovendo fiorire e fruttificare prima che le chiome dei faggi oscurino completamente il suolo, sono molto precoci e già alla fine dell’inverno sbocciano i loro fiori.

Dopo poche decine di metri, ad un bivio si lascia la mulattiera pianeggiante che prosegue diritta e si imbocca la mulattiera che sale verso sinistra un po’ più ripida.
Lungo il percorso è possibile vedere, sia ai margini del sentiero che dentro nel bosco, i cosiddetti “massi erratici”.

    I massi erratici

    Ai lati del percorso il bosco è disseminato da massi di varie dimensioni, talvolta giganteschi, che richiamano subito l’attenzione. Osservati da vicino si scopre che sono molto diversi dalla chiara roccia calcarea che forma la montagna: i grossi cristalli neri immersi in una pasta bianca rilevano che si tratta di durissima tonalite, una roccia simile al granito.
    Questa roccia, formatasi circa 30 milioni di anni fa dalla lenta cristallizzazione sotterranea di lave risalite dal profondo della crosta terrestre, in Trentino si trova solo nel massiccio dell’Adamello-Presanella.
    La domanda nasce spontanea: cosa ci fanno qui i massi di tonalite e chi li ha portati? La risposta è: i ghiacciai.
    Fino a circa 15.000 anni fa il territorio trentino, come gran parte delle Alpi, rimase occupato per migliaia di anni da estesi fiumi di ghiaccio dai quali emergevano solo le punte dei monti più alti.
    Questi fiumi, che colavano lentamente verso sud con il loro immenso peso, si comportarono come colossali pialle che lisciarono i versanti delle valli arrotondando e spianando i rilievi.
    I materiali rocciosi grattati dalle lingue glaciali e in esse inglobati (sabbia, sassi e macigni) furono così trasportati a valle ed abbandonati anche a grande distanza.
    In tutta la zona del passo del Durone il terreno è composto da una spessa coltre di questi depositi, chiamati morene, che inglobano anche i grandiosi massi di tonalite detti “massi errati”, muti testimoni del periodo del grande freddo.

Il percorso continua a salire nel bosco di faggi e ad un successivo bivio si prosegue lungo la mulattiera di destra. Durante questo tratto di percorso il sentiero prosegue con moderata pendenza attraversando alcune piccole valli che scendono lungo il versante occidentale della cima Sera.

    L’idrografia

    Durante la salita si incontrano vallecole incise da rigagnoli e solchi umidi che evidentemente sono stati scavati da ruscelli. Tuttavia la presenza dell’acqua è limitata a brevi periodi, di solito durante il disgelo primaverile e durante le intense piogge autunnali. Per il resto dell’anno i letti di questi ruscelli rimangono asciutti. Questo per il fatto che la montagna è composta da roccia calcarea, una roccia che per la sua composizione è facilmente soggetta alla corrosione da parte dell’acqua piovana che riesce a sciogliere il carbonato di calcio formare solchi e canali nella pietra. La struttura stratificata poi consente all’acqua di correre tra gli strati infilandosi in profondità dando vita ad una reticolo idrico sotterraneo.

Il sentiero successivamente si immette in un’altra mulattiera, più grande, che seguiremo fino ad arrivare nell’ampia piana, detta Dos de l’ors, dove sono posizionate le malghe Stabio.

All’interno della principale costruzione delle malghe è stato ricavato un bivacco, con un piccolo locale dotato di brande e cucina a legna.
Alla nostra sinistra è possibile vedere la nostra meta, che si erge al di sopra del bosco con la sua cresta erbosa finale che percorreremo per intero per raggiungere la vetta.

    Il pascolo di malga Stabio

    Il pascolo della malga è il risultato di un’antica opera di disboscamento alla quale è seguito un paziente lavoro di dissodamento e spietramento del terreno. La distesa erbosa ha quindi un’origine artificiale e se nessuna mucca più vi pascolasse con l’andare del tempo gli arbusti e gli alberi tornerebbero a colonizzare questa superficie portando inevitabilmente alla ricostituzione del bosco.
    Le erbe del pascolo devono sopportare un trattamento rude da parte delle mucche: il peso degli animali schiaccia le zolle e le costipa, il bordo dello zoccolo le rompe, il morso continuo che strappa le foglie e gli steli costringe l’erba a ricrescere ogni volta da capo. Tra i pochi tipi di erbe in grado di tollerare questo continuo stress c’è il Cervino (Nardus stricta) che forma gran parte del pascolo di malga Stabio.
    In caso di pascolo intenso questa graminacea si diffonde a scapito di tutte le altre erbe anche perché non è molto appetita dalle mucche.
    Inoltre, lo sterco delle mucche cadendo al suolo in grande quantità arricchisce il terreno di sali minerali soprattutto composti di azoto. Si tratta di una superconcimazione che è tollerata solo da un numero limitato di piante erbacee. Tra queste ci sono la conosciutissima Ortica (Urtica dioica) la Romice (Rumex obtusifolium) dalle grandissime foglie macchiettate di rosso, il Senecio montano (Senecium montanum) che in estate colore il pascolo con le sue alte margherite gialle.

Si riprende il cammino lasciando alla nostra destra il sentiero 463, che verso sud-ovest conduce verso il monte Altissimo ed il monte Gavardina, e si prosegue per una traccia di sentiero che sale in mezzo ai prati, proprio di fronte a noi, in direzione sud.
Il sentiero rientra successivamente nel bosco e sale fino ad arrivare ad una sella, la bocchetta Piazzola.
La bocchetta, erbosa e sgombra di piante, si affaccia sulla sottostante val Marcia che degrada verso nord in un’ampia conca che confluisce nella valle del Sarca nei pressi di Ponte Arche.
La sella è anche un punto panoramico sulle Giudicarie Inferiori: di fronte a noi sono ben visibili i versanti settentrionali delle cime che costituiscono la testata della val di Concei: Dosso d’Enziana, Dosso della Torta, Gavardina, Corno dei Guì, ecc.

    Panorama sulla val Marcia

    La “Piazzola” è uno straordinario punto panoramico sulle Giudicarie e un’autentica balconata sulla val Marcia, una valle solitaria e selvaggia, di grande interesse naturalistico.
    La val Marcia rappresenta l’alto corso vallivo inciso dal torrente Duina. Dal Bleggio Superiore si addentra verso sud-ovest nei calcari mesozoici della catena settentrionale delle Alpi di Ledro, coronata dai crinali rupestri del monte Cagorna, dosso della Torta, monte Gaverdina (o Gavardina), monte Altissimo, cima Pala e cima sera.
    I versanti, ripidi e solcati da impervie vallecole, sono ammantati da boschi di faggio, che verso l’alto cedono il posto agli arbusti alpini e agli ambienti rocciosi sommitali. Questi luoghi sono in buona parte impraticabili ed è prudente non abbandonare i sentieri segnalati.
    Dalla linea di cresta della Gaverdina, posta proprio alla testata della valle, tramite l’angusto passaggio della vicina bocca dell’Ussol, valico usato già nel Medioevo, è possibile raggiungere la valle del Chiese (territori di Bondo, Breguzzo e Roncone) e la val di Ledro (val di Concei).
    A causa del suo stato selvaggio, un tempo la valle era ritenuta una dimora di streghe, presunte responsabili delle terribili grandinate che si abbattevano sul Bleggio. Per fronteggiare queste calamità furono erette anticamente all’imbocco della valle cinque croci di ferro, tuttora esistenti, disposte in modo da formare sul terreno una croce più grande.

Dalla sella il percorso compie una decisa svolta verso sinistra (est) e rientra nel bosco che si risale, con un sentiero a tratti abbastanza ripido, fino ad arrivare sul crinale meridionale della cima Sera.

Si prosegue seguendo il ripido filo di cresta (purtroppo il tempo, nuvoloso, non ha consentito di ammirare il panorama che la salita potrebbe offrire) che il sentiero risale in direzione sud fino ad arrivare alla indicazione della cima e quindi alla vicina croce.
In basso si apre la conca di Tione, ben distinguibile da questa posizione dominante, e oltre il solco della valle si ergono maestose le propaggini più meridionali del Gruppo di Brenta, in particolare con la grandiosa val d’Algone che, penetrando profondamente verso nord, conduce ai piedi della Cima Tosa.

(Marco Frati)

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

    [ flickr Photos ] Foto Slideshow Cima Sera (autore Alberto Frati)
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