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Salita alla Cima Fradusta

ESCURSIONE AL RIFUGIO PRADIDALI E SALITA ALLA CIMA FRADUSTA

Sabato 5 e domenica 6 settembre 2009

LE PALE DI SAN MARTINO

Le Dolomiti. Sono pietre o sono nuvole? Sono vere oppure è un sogno?”. Così lo scrittore ed alpinista Dino Buzzati ha scritto delle Pale di San Martino, che egli ha amato in maniera intensa tanto da riprenderle nei propri racconti e dipinti.

“Così terrificanti che sembra debbano spalancarsi da un momento all’altro e far precipitare l’intera massa delle rocce. Credo di poter dubitare che perfino nelle Ande sia raro trovarsi di fronte ad una scena così straordinaria e primordiale”. Ecco cosa scriveva invece Amelia Edwards, una delle prime escursioniste della storia delle Dolomiti.

Le Pale di San Martino viste da nord

Maestose ed eleganti cattedrali di pietra che svettano nel cielo, il gruppo delle Pale è il più esteso delle Dolomiti, con circa 240 kmq di estensione, ed è situato in parte nel Trentino ed in parte nel Veneto.
Le Pale di San Martino sono uno dei nove gruppi dolomitici che il 26 giugno 2009, a Siviglia, hanno ricevuto il riconoscimento di “patrimonio naturale dell’umanità” e sono state iscritte nella lista dei Beni naturali dell’Unesco.
Il Gruppo ha una storia geologica vecchia di 300 milioni di anni quando, in un mare tranquillo e poco profondo, enormi colonie di coralli si moltiplicavano fino a costruire delle imponenti scogliere alte oltre mille metri.
Dopo l’emersione, queste barriere coralline sono state modellate dagli agenti atmosferici fino alle forme che oggi le caratterizzano.
Le Pale sono pertanto costituite da dolomia, una roccia sedimentaria formata da carbonato di calcio e magnesio.

La loro bellezza ha attirato fin dall’800 viaggiatori ed alpinisti, sia italiani che stranieri.
Ma la particolarità nella particolarità di questo splendido gruppo montuoso è la presenza di un altopiano: un tavolato di pietra sospeso a oltre 2000 metri di quota.
Un luogo lunare, per certi aspetti misterioso, situato nella parte centrale del Gruppo e chiuso a sud dalla Fradusta.
La cima Fradusta, che con la sua altezza di 2939 m è una delle più alte cime del Gruppo, è caratterizzata da una imponente parete sud che precipita verticale nella valle delle Lede ma soprattutto dalla presenza dell’omonimo ghiacciaio, ubicato nel suo versante nord.
Il piccolo ghiacciaio della Fradusta, uno dei pochissimi residui glaciali presenti nel Gruppo, ha una superficie di circa 18,5 ettari (secondo le rilevazioni effettuate nel 1999) ed è considerato il secondo ghiacciaio delle Dolomiti per estensione, dopo quello della Marmolada. Purtroppo, il progressivo ritiro dei ghiacciai alpini ha portato alla rottura del ghiacciaio in due parti.

LA SALITA AL RIFUGIO PRADIDALI

La nostra sottosezione ha organizzato un’escursione di due giorni proprio per andare ad ammirare questo affascinante angolo di Dolomiti. La meta dell’escursione era la vetta della Fradusta, il “cuore del cuore” delle Pale di San Martino.
Un’escursione che, nonostante si svolga nelle Dolomiti, montagne caratterizzate dalla presenza di salti rocciosi, ghiaioni, cenge, ecc., non presenta particolari difficoltà.
Punto di partenza dell’escursione è la località Cant del Gal, in val Canali, dove finisce la strada asfaltata nei pressi del ristorante La Ritonda alla quota di 1180 m, e la meta è il rifugio Pradidali, dove passeremo la notte.

La giornata è bellissima con il cielo perfettamente sereno e la temperatura quasi estiva.
L’itinerario percorre il sentiero n. 709 che sale dapprima dolcemente attraverso i boschi della val Pradidali.
Lungo il cammino si incrociano alcune deviazioni per tranquille e piacevoli escursioni tra la malga Pradidali ed i prati delle località Piereni, Sorapiana, Fosne.
Proseguendo lungo il sentiero 709 si arriva alla località La Portela dove si lascia a sinistra il sentiero del Cacciatore che, in parte attrezzato, conduce alla cima del Cimerlo.
Finito il bosco il sentiero comincia a diventare più ripido ed impegnativo e successivamente supera un salto roccioso con alcuni passaggi leggermente esposti ma ben attrezzati con cavi metallici che aiutano la progressione.
Si arriva quindi ad un pianoro erboso dove si intravede davanti a noi il rifugio.
Il rifugio Pradidali, che appartiene al CAI di Treviso, è posizionato all’inizio della val Pradidali alta, nelle vicinanze dell’omonimo lago, su un poggio a 2273 m di quota ed è incastonato tra le spettacolari pareti rocciose della cima Canali, ad est, della cima di Ball, ad ovest e delle cime Pradidali ed Immink a nord. A sud-ovest si vede inoltre il Sass Maor che, con la vicina Cima della Madonna, è una delle vette dolomitiche più famose tra gli scalatori.
Dalla terrazza del rifugio si ha inoltre una bella vista anche sulla sottostante val Canali e sulle dolomiti Feltrine.
Nonostante il dislivello percorso per raggiungere il rifugio sia di quasi 1100 m, dopo una pausa ristoratrice al rifugio siamo andati a “perlustrare” le zone limitrofe, anche per godere fino in fondo della bellissima giornata.
Siamo pertanto saliti al passo di Ball, a 2443 m di quota, per un facile e piacevole sentiero.
Dal passo la vista si apre verso ovest, in particolare sulla sottostante conca di San Martino di Castrozza e sulla catena dei Lagorai. Ma si può anche vedere una parte del gruppo delle Pale: la cima Pradidali, la cima Immink, la Pala di San Martino, sovrastata dal rosso bivacco Guide Alpine, la Cima di Roda, la Rosetta fino ad arrivare al Cimon della Pala ed alla Vezzana, le due cime più alte dell’intero Gruppo.
Il passo mette in comunicazione la val Pradidali con San Martino di Castrozza e con il rifugio Rosetta; inoltre, da qui inizia la Ferrata Nico Gusella, un percorso attrezzato bellissimo e di grande soddisfazione che arriva alla Cima di Val di Roda e, concatenato con la Ferrata del Velo, conduce fino al rifugio del Velo della Madonna.

ALLA SCOPERTA DELL’ALTOPIANO

Anche la domenica la giornata è bellissima, nel cielo non c’è alcuna nuvola ma la temperatura si è abbassata; alla partenza dal rifugio il termometro segna 3°C.
Il sentiero risale la val Pradidali alta, un vallone molto selvaggio e suggestivo che arriva fino all’altopiano.
La valle presenta due leggeri salti rocciosi e altrettanti pianori molto belli. Ai nostri fianchi scorrono le alte pareti rocciose delle Pale: a sinistra la Torre Pradidali, la Cima Pradidali, la Cima Immink e la Pala di San Martino, con il suo bivacco sempre ben visibile, a destra la Cima Canali.

La val Pradidali alta

Lasciamo dapprima a sinistra il sentiero per il passo Pradidali alto, poi a destra il sentiero per il passo delle Lede e proseguiamo sempre lungo il sentiero n. 709 in direzione del passo Pradidali basso.
All’improvviso, a circa 2700 m di quota, arriviamo al limite dell’altopiano: ci troviamo davanti una enorme distesa rocciosa che, proprio come si legge nelle guide, ricorda un paesaggio lunare. Alla fine dell’altopiano emergono tutte le cime della parte settentrionale del Gruppo delle Pale: Cimon della Pala, Vezzana, Bureloni e Focobon, solo per nominare le principali.

L’altopiano visto dalla cima della Fradusta

Alla nostra destra si vede già la cima della Fradusta, con il suo ghiacciaio.
Per salire sulla cima il sentiero compie un ampio giro passando per il passo della Fradusta e quindi per la Forcella Alta del Ghiacciaio.
Questo sentiero aggira tutto il ghiacciaio e consente di risalire agevolmente e senza alcuna difficoltà il dislivello di circa 250 m che c’è tra l’altopiano e la Fradusta.
Questo bellissimo tratto dell’itinerario consente di ammirare l’altipiano in tutta la sua vastità.

La Fradusta ed il ghiacciaio, ormai diviso in due settori

Dalla Forcella il sentiero prosegue su pietraie diventando meno evidente ma segni bianco-rossi ed ometti di pietre ci conducono senza problemi fino ai 2939 m della vetta.
Il panorama offerto dalla Fradusta è vastissimo e spazia a 360°. Impossibile elencare tutto quello che si può vedere da lassù. Praticamente si vedono tutti i Gruppi delle Dolomiti, dalla vicina Marmolada fino alle lontane Tre Cime di Lavaredo. Il cielo sempre sereno e limpido consente di vedere persino la laguna Veneta. Uno spettacolo veramente eccezionale.
Foto di gruppo, pranzo al sacco, e si riparte per la discesa.

Foto di gruppo in vetta alla Fradusta

E’ un vero peccato dover abbandonare la cima, ma la discesa è piuttosto lunga: ci aspettano oltre 1800 m di dislivello.
Per il ritorno abbiamo scelto un itinerario diverso, leggermente più lungo di quello seguito per la salita, ma che consente di fare il giro completo della Fradusta.
Dalla cima ritorniamo alla Forcella Alta del Ghiacciaio e prendiamo il sentiero n. 708 che, con un ampio giro, attraversa la vasta e suggestiva zona delle Buse Alte, circondata dalla Cima e dal Campanile della Fradusta, dalla Cima dei Lastei e dalla Cima Manstorna, e conduce al passo Canali.
Al passo prendiamo il sentiero n. 707 che attraverso la val Canali arriva al rifugio Treviso e quindi alla località Cant del Gal.
Ci troviamo ora nel settore sud-est delle Pale di San Martino, separato dal resto del gruppo dalla val Canali a sud e dalla val Angheraza a nord.
Questo settore, detto anche gruppo della Croda Grande, comprende tra gli altri il monte Agner la cui impressionante parete nord, alta 1500 m, è la più alta tra le pareti delle Dolomiti.
La discesa è piuttosto lunga anche se non presenta difficoltà.
L’ambiente che si incontra continua a cambiare man mano che ci si abbassa di quota passando dalle pietraie, ai prati ricchi di stelle alpine fino al bosco. Intorno a noi si susseguono le alte pareti dolomitiche della Cima Manstorna e della Cima dei Lastei a destra e della Croda Grande e del Sass d’Ortiga a sinistra.

Val Canali

Superato anche il Vallone di Sant’Anna, una gola sbarrata da enormi massi, si arriva finalmente al rifugio Treviso. Meritata la pausa al rifugio.
Il rifugio Treviso, circondato dal fitto bosco di larici e abeti della val Canali, è uno dei più vecchi del Gruppo, ed è caratterizzato dalla “ritonda”, ovvero la stanza tonda tipica delle vecchie case ladine ricavata dentro al camino.
Dal rifugio lungo l’ultimo tratto del sentiero n. 707 e quindi per un breve tratto di strada asfaltata si ritorna al parcheggio.

(Marco Frati)

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

    [ flickr Photos ] Foto Slideshow Cima Fradusta (autore Alberto Frati)
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2 thoughts on “Salita alla Cima Fradusta

  1. Ritrovo con gran piacere questo bel blog, dopo una serie di formattazioni del pc con conseguente perdita di alcuni dati (tutti i segnalibri, ahimé).

    Sto già pensando all’estate, e cercavo info su questo giro che spero di poter ripetere pari pari verso settembre (sempre che la neve caduta copiosa nei mesi scorsi mi faccia il piacere di scomparire almeno per quel periodo)

    Grazie per l’utilissimo post 🙂

  2. abbiamo visto le foto su flickr

    beh, il posto e la giornata erano favolosi (un vivo ringraziamento ai due capogita del cai di manerbio!!)

    però dobbiamo dire che anche il fotografo ha dato un notevole contributo per delle fotografie molto belle

    complimenti!!

    maria teresa e marco

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