fotografie · montagne

Campanile di Val Montanaia

28-29 giugno 2008: Gita alpinistica sociale della sottosezione CAI di Manerbio al Campanile di Val Montanaia.

7 settembre 1902. Napoleone Cozzi e Renato Zanutti erano alla base. Esaminarono i vari lati in cerca della via di salita. Vengono inizialmente attratti dalla parete nord, ma la vista degli strapiombi li fa desistere. L’unica possibilità sembra la parete sud-est, poi a sinistra verso lo spigolo ovest e infine il grande ballatoio che sostiene la cuspide, che sembra facilmente percorribile.

Attaccano, iniziano con una rampa obliqua, ma la roccia diventa sempre più friabile. Proseguire diritti sembra impossibile, ad ovest anche. Tornano alla base. Ripartono più a destra, segnando con il gesso rosso i punti più difficili per assicurarsi la discesa. Proseguono a sinistra verso lo sperone sud-ovest, lungo una scalinata rocciosa, fino ad un pulpito di roccia bianca. Sopra di loro è tutto liscio e strapiombante. C’è solo una fessura aggettante e Cozzi la attacca e supera 6-7 m di V grado. Allora, oltre ogni limite!

La fessura prenderà il suo nome e ancora oggi è il passaggio chiave della via normale. Giunti al termine della fessura, poco sotto la vetta, Cozzi si arresta, puntare diritto è impossibile perchè non c’è nessun appiglio. Scendono esausti. Per un poco sono stati illusi, poi sono stati respinti.

Dopo lo sfortunato tentativo dei due alpinisti italiani, gli austriaci von Glanvel e von Saar, sfruttando i segni lasciati nella parete e dopo aver studiato attentamente la montagna dalla vicina Cima Toro, riescono a raggiungere la vetta il 17 settembre dello stesso anno.

Inizia così la storia alpinistica del Campanile di val Montanaia, una guglia dolomitica di non grandi pretese, ma posta nel circolo sommitale della val Montanaia, uno degli angoli più solitari e selvaggi delle Dolomiti.

Sorge nel gruppo degli Spalti di Toro e dei Monfalconi, isolato da ogni altra parete ma circondato, ad una certa distanza quasi per ossequioso rispetto, da una corona di stupende crode.

E’ come una specie di fungo piantato in mezzo ad un prato, e sale per 300 m, più stretto alla base e più largo alla vetta, in modo che le sue pareti ed i suoi spigoli ne risultano verticali e strapiombanti.

Pur innalzandosi in una valle selvaggia e poco frequentata, il Campanile è diventato famosissimo in tutto il mondo alpinistico; il suo nome e l’immagine dei suoi profili sono ripetuti e riprodotti su libri e guide di scrittori italiani e stranieri. Per la particolare forma di questa montagna, Cozzi la definì “la pietrificazione dell’urlo di un dannato”.

E la vetta del Campanile è stata proprio la meta dell’uscita organizzata il 28 e 29 giugno del CAI di Manerbio. Una doppia proposta, sia alpinistica, con la salita alla cima, che escursionistica, per conoscere il gruppo degli Spalti di Toro … con tanto di pernottamento in tenda alla base del Campanile. Proprio come Cozzi e Zanutti nel 1902!

Pensare un’escursione di questo tipo non è certo cosa facile. La “via normale” al Campanile è una via impegnativa, che richiede un’adeguata preparazione alpinistica oltre che la capacità di affrontare una scalata “in ambiente”, con tutte le difficoltà e gli imprevisti che la montagna può comportare: individuazione della via, pareti verticali e strapiombi, appigli da ricercare “tastando con mano” la roccia, possibilità che qualche appiglio si possa staccare, condizioni meteorologiche e climatiche, ecc.

Ma il Campanile di Val Montanaia, così svettante isolato all’interno di un vallone sperduto e selvaggio, probabilmente la guglia dolomitica più singolare che si conosca, è, al pari del Campanile Basso del gruppo del Brenta, una cima dolomitica alpinisticamente molto ambita. E così Ermanno e Mauro hanno pensato di proporre questa salita, consentendo a chi ha avuto la possibilità di partecipare di raggiungerne la vetta, con grandissima soddisfazione e felicità. Ma, come dicevo, la proposta consentiva anche la possibilità di compiere un’escursione nel gruppo dei Monfalconi e così alla gita sociale ha partecipato anche chi non affrontava la salita al Campanile.

Il programma prevedeva la salita al bivacco Perugini, dove pernottare, e la domenica la salita al Campanile o in alternativa alla forcella Montanaia. In totale eravamo in 8: Alberto, Attilio, Ermanno, Franco, Giacomo, Maria Teresa, Mauro (rigorosamente in ordine alfabetico!) ed io; quattro “alpinisti” e sei “escursionisti”.

Partenza sabato, di buon ora, da Manerbio e recuperati noi “bresciani” imbocchiamo l’autostrada fino a Belluno. Da li proseguiamo per Longarone e quindi saliamo verso la diga del Vajont. Fa sempre un certo effetto vedere la diga, la frana, il lago, il monte Toc. Proseguiamo per Cimolais dove abbandoniamo la val Cellina per entrare nella val Cimoliana che risaliamo, in un ambiente bellissimo, fino ad arrivare al rifugio Pordenone.

Pranziamo al rifugio e quindi prepariamo gli zaini. Abbiamo tutti degli zaini piuttosto pesanti, dato che dobbiamo portare con noi oltre alla normale dotazione escursionistica anche il materiale alpinistico, le tende (non siamo sicuri di trovare posto per tutti nel bivacco) e mangiare e bere per due giorni. Fortunatamente anche gli “escursionisti” del gruppo ci danno una mano portando parte delle corde e del materiale.

Poco prima di partire, al rifugio incontriamo un gruppo di escursionisti bresciani, che conoscevamo, di ritorno da un giro nelle Dolomiti Friulane. E’ proprio piccolo il mondo.

Per salire al bivacco Perugini bisogna superare un dislivello di 860 m circa. A parte il peso degli zaini, niente di che. E poi una delle componenti del gruppo di bresciani, che proveniva proprio dal bivacco, ci informa che dopo un primo tratto ripido il sentiero avrebbe spianato.

Partiamo, saliamo senza alcuna fretta, e nonostante tutto riusciamo ad arrivare al bivacco in circa due ore. Siamo soddisfatti (a proposito: la salita è sempre abbastanza ripida ed il tratto dove spiana l’abbiamo trovato solo davanti al bivacco …).

Il bivacco Perugini si trova di fronte al Campanile, in un prato proprio sotto al suo versante nord.

Nel bivacco troviamo già quattro persone. Abbiamo portato un paio di tende per niente. Pazienza, ormai siamo arrivati. La sera passa velocemente, tra chiacchiere e la cena.Arriva la domenica. Apro la tenda ed il campanile è di fronte a me, alto, slanciato, ardito, con la sua caratteristica forma.

Noi quattro “alpinisti” del gruppo prepariamo gli zaini. Gli altri, invece, se la prendono comoda ancora un po’ prima di partire per la loro escursione.

Dal bivacco scendiamo leggermente e attraversiamo tutto il versante est della guglia per raggiungere l’attacco della via, che si trova al centro della parete sud. Arrivati all’attacco ci prepariamo indossando imbragatura e scarpette, riempiendoci di materiale, preparando le corde.

Componiamo le due cordate: Ermanno con Maria Teresa e io con Mauro. Io ovviamente non salgo come primo di cordata, è già tanto se riesco ad arrivare in cima! Parte Ermanno. Il primo tratto non è particolarmente impegnativo, un traverso verso sinistra fino a raggiungere un terrazzino dove c’è la prima sosta. Arrivato, Ermanno predispone la sosta e parte Maria Teresa. Successivamente partiamo noi. Il tempo è sempre molto bello. Sotto di noi vediamo avvicinarsi altri due alpinisti.

Proseguiamo la salita, abbastanza impegnativa, e pian piano superiamo un breve tratto strapiombante, quindi una parete, un camino, una cornice ascendente fino ad arrivare al “pulpito Cozzi”. Dal pulpito vediamo la famosa “fessura Cozzi”, il passaggio chiave della via, lungo “solo” 7 m, con difficoltà di V grado.

Nelle guide è indicato di affrontare la fessura con la tecnica “Dulfer”.

La tecnica Dulfer è stata inventata dal famoso alpinista per risalire lungo fessure. Nella nostra palestra indoor di arrampicata avevo provato a cimentarmi in questa particolare tecnica alpinistica che prevede di procedere con il corpo disposto lateralmente su una delle due pareti, tirando con le mani nella fessura mentre i piedi spingono o sono in aderenza lungo la parete opposta. Non è proprio una tecnica facilissima, bisogna tenere mani e piedi alla giusta altezza per poter progredire in salita senza cadere, ed è anche un po’ faticosa.

In palestra ci riuscivo. Forse anche perché si trattava di risalire una fessura perfetta, verticale, con i bordi regolari, partendo da terra, assicurato dall’alto … insomma, con tutte le comodità e le sicurezze della palestra di arrampicata. Qui invece si trattava di superare una fessura creata dai secoli nella roccia dolomitica del Campanile. E sotto di me c’era un bel salto, qualcosa come 200 m o forse anche di più. Insomma, ben altre condizioni! E pertanto avevo un certo timore nei confronti di quella fessura. Fortunatamente sono partito per ultimo, e così ho potuto vedere i miei compagni come affrontavano quel tratto di salita.

Mentre attendevo ho dato uno sguardo sotto di noi e non ho più visto i due alpinisti che stavano salendo sotto di noi. Probabilmente hanno abbandonato la salita.

Arrivato il mio turno mi sono fatto coraggio e sono partito. Dai – pensavo – lo hai già fatto in palestra, è la stessa cosa: mettiti in posizione … vai con le due mani nella fessura … alza i piedi e appoggiali alla giusta altezza … e adesso esegui l’opposizione mani-piedi e sali … un arto alla volta.

Sono riuscito a superarla. Una bellissima emozione! Ma non c’è tempo per distrarsi, bisogna procedere, Mauro è più in alto che mi fa sicura e mi sta aspettando.

A questo punto la via compie un traverso verso sinistra, in una stretta ed esposta cengia. Secondo me è stato il tratto più impegnativo, non tanto per la difficoltà, quanto per l’esposizione tremenda che c’era e per il fatto che una eventuale caduta avrebbe comportato un bel volo con tanto di pendolo. Non proprio una bella prospettiva! Alla fine della cengia un camino leggermente strapiombante e quindi si arriva al grande ballatoio oltre il quale la via risale con minori difficoltà la soprastante paretina fino ad arrivare alla vetta.

Abbiamo impiegato 3 ore e pochi minuti. Beh, un po’ più di quello che viene indicato nelle guide, ma tenuto conto delle mie capacità sono estremamente soddisfatto. E vedo che la soddisfazione non è solo mia, ma tutti e quattro siamo molto contenti di essere arrivati in cima al Campanile di val Montanaia.

Il panorama è bellissimo: questa guglia è isolata nella valle e tutto intorno a noi vediamo pareti, guglie, campanili, crode, cenge. Uno spettacolo stupendo. Uno spuntino, qualche foto al panorama, la foto di gruppo, e siamo pronti a scendere.

Ma le difficoltà non sono certo finite. Adesso infatti sarebbe arrivata la parte forse più emozionante di tutta la giornata: la “calata Piaz”. Si tratta di una calata in doppia, completamente nel vuoto, lunga 38 m. Caspita, ma 38 metri sono quasi quanto un edificio di 10 piani!

Fino a quel momento non ci avevo pensato, ero troppo concentrato nella salita. Ma adesso era arrivato il momento di affrontare anche questo nuovo emozionante impegno. Con precisione non sapevo a cosa sarei andato incontro. Una cosa del genere era già capitata scendendo dalla Torre Delago (Torri del Vajolet), dove una delle doppie prevedeva un breve tratto nel quale ci si staccava dalla parete. Ma nel caso del Campanile di Val Montanaia si trattava di una doppia di 38 m … interamente nel vuoto!

Ripartiamo dalla cima e il mio pensiero è quindi proiettato alla mitica doppia. Adesso sono in cordata con Ermanno. Il primo tratto di discesa è facile, con due doppie ridiscendiamo la paretina terminale ed arriviamo velocemente al grande ballatoio. Procediamo quindi lungo il ballatoio, verso destra, cercando “la sosta” descritta nella relazione. La troviamo. Una serie di chiodi, spit, cordini, fettucce. Non avevo mai visto una sosta di quel genere. Tutto quello spiegamento di materiale mi fa pensare che una calata nel vuoto di 38 metri non impensierisce solo me!

Il grande ballatoio è una cengia piuttosto larga, e ci si può quindi muovere con una certa sicurezza. Intanto che aspettiamo che arrivino gli altri nostri compagni, Ermanno prosegue lungo il ballatoio oltre la sosta. In breve scompare. Provo a chiamarlo ma non risponde. Passa un po’ di tempo, probabilmente solo pochissimi minuti, ma mi è sembrato tantissimo. Mi stavo preoccupando. Ad un certo punto sento un rumore alle mie spalle. Mi giro, pensando di veder arrivare gli altri ed invece ricompare Ermanno. Aveva fatto tutto il giro del ballatoio. Fantastico!

Ci prepariamo allora per la calata. Che emozione. Siamo pronti, parte Ermanno. E’ subito nel vuoto, scende veloce ed arriva alla base della calata sui grandi terrazzoni a nord del Campanile. Il gruppo degli “escursionisti”, tornati dalla loro escursione, dal basso osserva la nostra discesa, tra foto ed incoraggiamenti.

Tocca a me. Mi lego alla corda doppia, mettendo quattro moschettoni nella piastrina per diminuire la velocità di discesa! E faccio anche un nodo Prusik, non si sa mai. Inizio a scendere. Mi stacco subito dalla parete, e sotto i miei piedi c’è il grande terrazzone nord. Ed anche Ermanno, che controlla sempre che vada tutto bene. Sono appeso nel vuoto e comincio a girare sulle corde. Una grande emozione! Arrivo velocemente alla fine della calata, con i piedi per terra. Un’emozione ancora più grande …

Si calano anche Maria Teresa e Mauro e poi con un’ultima doppia siamo alla base della parete.

Siamo stati sul Campanile di Val Montanaia. Siamo contentissimi. Riceviamo con grande piacere i complimenti degli altri componenti del gruppo. E cominciano i nostri racconti, pieni di ricordi, commenti, tensioni ed emozioni. Emozioni che, penso, non svaniranno mai.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

(Marco Frati)

Annunci

One thought on “Campanile di Val Montanaia

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...