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I larici millenari della val d’Ultimo

Non ci sono importanti stazioni sciistiche né rinomate località di villeggiatura. Eppure la val d’Ultimo è apprezzata e, anche se il turismo di massa non è arrivato, è comunque molto frequentata durante tutto l’arco dell’anno.

Ed infatti abbiamo faticato non poco a trovare un albergo per la gita sociale organizzata dal nostro CAI il 6 e 7 febbraio ed abbiamo dovuto, purtroppo, “lasciare a casa” qualche socio interessato a partecipare.

La val d’Ultimo è in Alto Adige, nella zona occidentale della regione, ed inizia a Lana che è un paese della val Venosta a metà strada tra Bolzano e Merano.

La valle è percorsa dal rio Valsura e risale dolcemente, con andamento all’incirca parallelo a quello della Val Venosta, fino alla cresta che unisce la Cima Sternai con il Collecchio, che la divide dalla Val di Rabbi, nel gruppo del Cevedale.

Grazie al fatto che le alte cime che la circondano la proteggono dai venti che provengono da nord, presenta un clima mite ed asciutto che ha attirato popolazioni fin dai tempi più antichi.

E’ lunga quaranta chilometri circa ed è una valle ricchissima di boschi e, specialmente nella parte più alta, di grandi praterie.

Da Lana la valle è inizialmente abbastanza ripida, con la strada che sale tra vigneti e castagneti offrendo delle belle viste su Merano e sulla sottostante valle dell’Adige verso Bolzano. Superato il ripido gradino la valle diviene meno ripida e più ampia e si incontra San Pancrazio, il primo dei paesi che costituiscono il comune di Ultimo.

Un breve tratto stretto, dove il rio Valsura scorre incassato in una gola rocciosa, e poi la valle si apre definitivamente in un ampio fondovalle, in prevalenza boscoso, dove sono presenti anche due laghi artificiali, il lago di Alboreto, più piccolo, ed il lago di Zoccolo.

Proseguendo si incontrano gli altri centri abitati: i principali sono Santa Valburga, sede del comune di Ultimo, San Nicolò e Santa Gertrude.

Generalmente le case sono ben costruite, tipiche quelle con i primi piani in legno, ed inoltre sono presenti numerose abitazioni e masi sparsi tra i boschi di conifere e le praterie.

Nei pressi di Santa Gertrude, l’ultimo centro abitato della valle, c’è una delle attrattive della Val d’Ultimo: i larici millenari.

Dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, sono piante vecchie più di duemila anni, la cui circonferenza supera gli otto metri e l’altezza arriva fino a ventotto metri. Costituiscono uno dei monumenti naturali di questa vallata.

Per andare ad esplorare questa valle, a tante persone ancora sconosciuta, è stata proposta dalla nostra sottosezione una gita sociale di due giorni con due diverse escursioni giornaliere.

Quattordici i partecipanti divisi fra sci-alpinisti e ciaspolatori. L’escursione proposta per il primo giorno era nella Kirchbergtal, valle che partendo da Santa Gertrude si estende verso sud ovest fino al passo di Rabbi, che la mette in comunicazione con l’omonima valle. La meta prevista era la Cima Trenta, posizionata circa a metà della valle nel versante a sud.

La giornata non era certo delle migliori: cielo grigio compatto che minacciava di voler nevicare. La prima parte della valle è percorsa da una mulattiera che sale molto dolcemente (ma anche molto lentamente !) consentendo un facile accesso alle varie malghe presenti.

Il tempo continua a peggiorare, la visibilità si riduce e la neve è piuttosto pesante. Si decide di cambiare la meta, proseguendo ulteriormente nel fondovalle e salendo verso la Seefeld, una grande radura dove sono presenti un piccolo laghetto ed una malga.

Arrivati quasi nei pressi del lago inizia a nevicare e pertanto si decide di tornare indietro.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

Il secondo giorno ci svegliamo con il cielo di un colore azzurro intenso e senza alcuna nuvola. E’ tutto un altro mondo!

La meta di questa seconda giornata è la testata della Val d’Ultimo. In automobile si prosegue fino alla fine della valle, dove c’è il grande lago artificiale di Fontana Bianca, posizionato a 1872 m di quota. La strada è un poco ripida ed anche innevata ma grazie alle gomme da neve si riesce ad arrivare al parcheggio nei pressi della diga.

L’escursione inizia nell’ormai rado bosco di conifere, con bellissime viste verso le alte cime che contornano la testata della valle, in particolare la Cima Sternai (3.385 m).

Proseguendo si raggiunge la piccola malga Mittlere Weißbrunn, quindi una bellissima piana, attraversata da un torrente semisommerso dalla neve e successivamente la malga Kaserm, con quasi due metri di neve sul tetto.

La salita prosegue con un tratto un poco ripido per arrivare ad un grandissimo pianoro ove è posizionata la malga Obere Weißbrunnalm.

Durante questo tratto di salita viene “adocchiato” un bellissimo canalino, che lascia presagire una divertentissima discesa.

Meritato riposo alla malga, con un sole bellissimo e caldo a rendere ancora più piacevole la sosta.
La malga è all’inizio del lungo vallone che conduce al Giogo Nero, un altro passo che mette in comunicazione la val d’Ultimo con la Val di Rabbi e dal quale si può raggiungere il Collecchio, una delle principali elevazioni della valle.

Il panorama si è aperto anche verso nord, dove oltre alla Cima Sternai si possono vedere gli altri “tremila” della val d’Ultimo: la Cima Lorchen, la Cima Fontana Bianca, il Gioveretto e l’Orecchia di Lepre.

Abbandoniamo il fondo valle e cominciamo la salita del tratto finale che ci condurrà alla nostra meta che è la Cima Le Crode (m 2683).

La salita a questo punto si fa più impegnativa. Il pendio diventa ripido, costringendo a salire anche con alcuni zig-zag.

Avvicinandosi alle creste inizia anche a farsi sentire un vento teso e freddo che costringe ad indossare giacche a vento o wind-stopper.

Nel tratto finale sono inoltre presenti dei tratti con neve dura, a causa del continuo e forte vento che ha portato via la neve fresca.

Arrivare in cima è perciò una soddisfazione ancora maggiore e ci viene naturale di complimentarci a vicenda.

Il panorama dalla vetta si apre anche sul versante opposto, verso sud, dove si possono vedere i gruppi dell’Ortles, dell’Adamello e Presanella, delle Dolomiti di Brenta e, più ad oriente, delle Dolomiti.

La giornata è sempre bellissima ma il vento che continua a soffiare ci induce ad un veloce spuntino rimandando il pranzo a più tardi, alla Obere Weißbrunnalm.

Ci prepariamo per la discesa. La neve è tanta, è molto bella e non presenta pericoli di valanghe. Partiamo ritornando sui nostri passi.

Superato il primo tratto un poco ripido, dove la neve è più dura e ci sono alcuni sassi affioranti, decidiamo di buttarci a capofitto lungo la massima pendenza.

E’ un grandissimo divertimento per chi ha gli sci: si trova uno strato di neve fresca che nasconde completamente gli sci con, poi, uno stato sottostante perfettamente portante che consente di governare gli sci anche sul pendio piuttosto ripido.

Ma è altrettanto divertente anche per chi ha le ciaspole, perché la neve fresca consente di scendere agevolmente anche se la pendenza è elevata.

In pochissimo tempo arriviamo alla malga e, al riparo dal vento che soffiava sulle cime, il clima è decisamente migliore e così… pausa pranzo. Dagli zaini esce di tutto: panini e taralli, formaggio e salumi, frutta fresca e secca, dolci e cioccolata. Insomma, non rischiamo proprio di morire di fame!

Ne approfittiamo anche per fare qualche prova con la pala, la sonda e l’arva. La nostra speranza, ovviamente, è sempre quella di portare “inutilmente” questi accessori e di utilizzarli solo per divertirci.

Dopo esserci ben rifocillati si riparte. Proseguiamo la discesa ripercorrendo ancora l’itinerario di salita.

Ad un certo punto ritorniamo in corrispondenza del ripido canalino che avevamo adocchiato durante la salita. Lo studiamo un po’. E’ molto invitante perché la neve è assolutamente intatta, Nessuno è ancora passato di lì. Però è piuttosto ripido, oltre che un poco stretto.

Parte uno degli sciatori. Con gli sci si hanno meno difficoltà rispetto alle ciaspole in caso di pendii ripidi. La prima curva viene fatta con circospezione per capire la neve. Tutto ok, la neve è molto bella, farinosa e assolutamente sicura. La seconda curva viene affrontata quindi con maggiore disinvoltura. Tutto ok anche in questo caso.

E allora via, per una divertentissima sciata. A metà del canale viene lanciata la sfida ai ciaspolatori: “se c’è qualcuno coraggioso, il pendio è ripido però la neve è sicura”.

Qualche istante di meditazione e di consultazioni e poi i ciaspolatori si buttano a capofitto nel canalino, uno dopo l’altro. Una discesa bellissima anche per loro.

Qualche scivolata, ma senza alcuna conseguenza. Peccato che il canalino fosse corto! Si riprende la discesa lungo “la via normale” per ritornare al parcheggio.

La giornata non poteva finire in modo migliore se non seduti, tutti insieme, attorno ad un tavolo dell’accogliente Rifugio Enzian, con enormi piatti di speck e kaisersmarren. Una abbuffata. Complimenti a tutti i partecipanti !

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

(Marco Frati)

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One thought on “I larici millenari della val d’Ultimo

  1. La val d’Ultimo, è un luogo molto amato anche se il turismo di massa non è ancora arrivato. Comunque è frequentata sia durante la stagione estiva che invernale.

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