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Capodanno al Sennes

Ritengo che sia difficile parlare in modo appropriato delle Dolomiti. Conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, tanto da essere inserite dall’UNESCO nella lista del Patrimonio Naturale dell’Umanità, sono un gruppo montuoso spettacolare, unico.

Tante volte siamo andati tra le Dolomiti per passeggiate, ferrate o scalate: dal vicino e famoso gruppo del Brenta fino ai più lontani, selvaggi e meno conosciuti gruppi friulani.

Meno spesso, invece, abbiamo occasione di frequentare queste montagne durante l’inverno.

Ecco allora che, approfittando delle vacanze natalizie, un “manipolo” di soci della nostra sottosezione del CAI è andato alla scoperta di uno dei nove gruppi riconosciuti dall’Unesco: le “lunari Dolomiti di Fanes-Senes-Braies”.

Questo gruppo resta a cavallo tra Alto Adige e Veneto, delimitato a nord dalla val Pusteria, ad est dalle valli che mettono in comunicazione Dobbiaco con Cortina d’Ampezzo, a sud dalle valli che collegano Cortina con Corvara attraverso il passo Falzarego e ad ovest dalla val Badia. Insomma, in mezzo alle Dolomiti più famose.

Meta della minivacanza di quattro giorni è stato il rifugio Sennes, posizionato a poco più di 2100 m di quota in mezzo all’omonimo altopiano.

In passato avevamo già cercato posto in questo rifugio ma ci era sempre andata male. Ci sono clienti fissi che prenotano di anno in anno. E così lo scorso anno alla fine di agosto ho fatto un tentativo. Questa volta è andata bene: era rimasto libero il camerone, una stanza tutta per noi.

Certo che prenotare in agosto per il capodanno!!!

Il manipolo era costituito da undici persone. Un gruppo piuttosto eterogeneo, ma accomunato dalla passione per la montagna. Che poi, è l’unica cosa importante!

31.12.2010: Rifugio Sennes (2.126m)

L’itinerario più semplice per il Sennes prevede di arrivare in auto fino al rifugio Pederü, raggiungibile percorrendo la lunga strada (sempre innevata in inverno, oltre che decisamente fredda!) che parte da San Vigilio di Marebbe e percorre la val di Tamersc.

Dal parcheggio servono poi un paio di ore di tranquillo cammino, su una comoda mulattiera e con possibilità di effettuare delle scorciatoie nei bellissimi boschi di abeti e larici.

Quattro giorni senz’auto … beh, la vacanza inizia già molto bene.

Il rifugio, come molti nell’Alto Adige, è decisamente accogliente, quasi un alberghetto. Persino gli sci hanno un comodo locale tutto per loro. E riscaldato!

(Il rifugio Sennes)

Molto bella anche la posizione in cui sorge: un’ampia conca, dove sono presenti altre piccole baite, dalla quale si possono vedere alcune famosissime cime quali la Croda Rossa, il Cristallo, il Sorapiss, le Tofane.

Quando arriviamo al rifugio, a pomeriggio ormai inoltrato, queste montagne ci appaiono arrossate dalla luce del tramonto. Un vero spettacolo!

Come detto prima, avevamo prenotato il camerone. Quando ci hanno invece consegnato tre chiavi per tre comode stanzette ci siamo rimasti quasi male: “ma come … non possiamo stare tutti insieme … ci dobbiamo dividere …”.

Beh, non abbiamo pensato per tanto tempo, e abbiamo accettato di buon grado le tre chiavi. C’era comunque tanto tempo per restare insieme e ci siamo così sistemati nelle nostre comode camere.

Eravamo invece tutti insieme per i pasti in una piacevole tavolata. Pasti che sono stati tutti decisamente apprezzati, dalla colazione con buffet dolce/salato alla abbondante cena ricca di ottime specialità gastronomiche della zona.

E un buon ricordo ha lasciato anche il cenone di fine anno. Innanzitutto per il menù, che comprendeva ottimi piatti, dall’aperitivo fino al cotechino con lenticchie di mezzanotte. Poi per le abbondanti chiacchiere (e come poteva essere altrimenti, visti i presenti!). E ancora per alcuni piacevoli segni del periodo natalizio: simpatici addobbi (che non tutti hanno indossato però), intrattenimento musicale (un gruppo di “indigeni” con tipici e alquanto bizzarri strumenti musicali), fuochi artificiali per salutare il nuovo anno.

Un rifugio da tenere in considerazione.

L’altopiano di Sennes è compreso tra i 2000 e i 2300 m di quota, è molto vasto con una dimensione di circa 8 x 3 km, ed è contornato da una serie di vette che arrivano fino ai 3146 m della Croda Rossa, la più elevata e famosa.

Nei quattro giorni di vacanza abbiamo fatto delle escursioni, veramente stupende, per andare alla scoperta di quest’angolo di Dolomiti. Quattro giorni nei quali siamo fortunatamente sempre stati accompagnati da un tempo favoloso, senza nessuna nuvola e con il cielo di un colore blu intenso.

Il 31 dicembre, dopo essere arrivati al rifugio, con una breve salita nel pomeriggio è stata raggiunta la cima del Col di Lasta (2311 m). Affacciata sulla conca dove sorge il rifugio, ha fornito subito le prime indicazioni sulla grande panoramicità di queste cime.

(“Enrosadira” sulla Croda Rossa)

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

01.01.2011: Croda del Becco (2.810m)

Escursione di Capodanno decisamente più impegnativa (anche per smaltire l’abbondante cena del giorno precedente!).

Ci siamo diretti verso la Croda del Becco (2810 m), una delle montagne che chiudono a nord l’altopiano. Il percorso, molto affascinante e che attraversa con un ampio giro l’altopiano da sud a nord, conduce dapprima al rifugio Biella (2327 m), chiuso in inverno.

(Attraverso l’altopiano verso la Croda del Becco)

Dal rifugio siamo poi arrivati alla Porta Sora il Forn, il passo che mette in comunicazione Sennes con la val di Braies. L’itinerario diventa a questo punto piuttosto ripido per risalire la spalla est della cima, e quindi con una lunga dorsale raggiunge la croce di vetta.

Incredibile la vista, su quasi tutti i gruppi dolomitici. Per citare solo i più famosi, si va dai vicini Cristallo e Tofane, al Pelmo e Civetta, alle Pale di San Martino, ai più lontani Marmolada, Sella, Sassolungo, Catinaccio e Odle. E in fondo si vedeva anche un pezzetto di pianura veneta completamente avvolta nella nebbia.
Veramente spettacolare.

E molto bella anche la vista sull’opposto versante, che precipita verso la val di Braies, con l’omonimo lago, e dove si possono vedere tutte le cime che segnano il confine tra l’Alto Adige e l’Austria.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

02.01.2011: Piccola Croda Rossa (2.859m)

Domenica si cambia direzione e si va verso est. La meta è la Piccola Croda Rossa (2859 m). In questo caso si attraversa la parte orientale dell’altopiano, con un lungo percorso attraverso l’Alpe di Fosses caratterizzato da numerosi saliscendi (chi aveva gli sci ha dovuto mettere e togliere le pelli di foca diverse volte durante il percorso, sia all’andata che al ritorno, ma ne è valsa assolutamente la pena!) fino ad arrivare al lago Grande di Fosses, irriconoscibile in inverno in quanto completamente nascosto dalla neve.

Molto affascinante l’itinerario, che abbiamo dovuto individuare e tracciare noi in quanto non ancora percorso da nessuno.

(Salendo alla Remeda Rossa, con Pelmo e Tofane sullo sfondo)

Dal lago inizia poi una salita, non particolarmente impegnativa, che conduce prima alla Remeda Rossa (2805 m) e quindi alla nostra meta.

Anche in questo caso il panorama era spettacolare ed immenso, con la vicinissima Croda Rossa che incombeva con le sue pareti vertiginose, e con tutti i gruppi dell’ampezzano dal Popera alle Tre Cime di Lavaredo, dal Cristallo alle Tofane.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

03.01.2011: Col de Ricegon (2.650m)

Nuovo cambio di direzione per la meta del lunedì. In una giornata un po’ fredda (-14° alla partenza) abbiamo attraversato questa volta l’altopiano verso nord, raggiungendo dapprima il rifugio Munt de Sennes (2176 m), anche questo chiuso in inverno.

Dal rifugio siamo poi saliti alla cima del Col de Ricegon (2650 m) con uno lungo zig-zag per superare il ripido pendio della montagna e percorrendo la cresta finale caratterizzata da spettacolari cornici di neve.

(Ultimi passi sulla cresta terminale del Col de Ricegon)

Sempre molto bello ed ampio il panorama, questa volta anche sull’alta val Pusteria.

E’ stato proprio un gran dispiacere dover ridiscendere a valle, abbandonando quel luogo magico che ha lasciato tutti affascinati.

Però siamo molto soddisfatti, siamo riusciti a fare un’accurata perlustrazione dell’altopiano e delle principali cime che lo circondano.

E ci siamo riproposti di tornare. In inverno, per completare la nostra perlustrazione dei monti di Sennes, ma anche in estate, per vedere se questo gruppo dolomitico mantiene il suo grande fascino anche senza la neve.

Le fotografie dell’escursione sono raccolte nel:

(Marco Frati)

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