arte · brescia

AAB senza fondi, Vasco Frati pronto a lasciare

Niente cultura, niente sviluppo. Periodicamente, in tempi di crisi ma non solo, ci sono campagne sulla valorizzazione del patrimonio artistico culturale del paese e sulle potenzialità dell’abbinamento tra cultura e sviluppo economico. Poi, al momento di fare i bilanci, i soldi alla cultura sono quasi sempre una delle primi voci che saltano.

Anche a Brescia, dove l’Associazione artisti bresciani – che dal 1945 promuove iniziative di carattere culturale per promuovere la conoscenza e lo studio delle arti figurative e visive e degli artisti bresciani – rischia di chiudere.

Il 3 settembre il consiglio direttivo dell’associazione dovrà decidere il da farsi. In discussione, come conseguenza, ci sono anche le possibili dimissioni di Vasco Frati, 82 anni, presidente dell’AAB dal 1993, assessore alla cultura a palazzo Loggia in due tornate diverse, tra il 1976 e il 1992.

Mancano i soldi: il bilancio dell’associazione è di circa 90 mila euro all’anno, la metà dei quali circa sono sempre arrivati da Comune, Provincia e alcune Fondazioni. Da qualche anno questi fondi si sono ridotti: il Comune è passato progressivamente dai 35 mila del 2008 agli zero di quest’anno, la Provincia dà piccoli contributi, qualcosa è arrivato dalla Fondazione Cab.

«Negli ultimi mesi abbiamo mandato 50 lettere per chiedere aiuto, dall’Aib al Rotary ai Lions – spiega Vasco Frati -. Per il momento ci sono arrivate due risposte, negative, e qualche promessa da una paio di ordini professionali: la situazione è nera».

Il rischio è che a fine anno il bilancio dell’AAB chiuda con un buco di 40 mila euro, decisamente troppi. «Una somma che non potremmo colmare in alcun modo – afferma Frati -. E a quel punto saremmo costretti a liquidare l’associazione per pagare i debiti».

Le dimissioni del presidente stanno qui: «Non ho ancora dato le dimissioni, ho posto all’ordine del giorno il problema del reperimento delle risorse. Personalmente non sono disponibile a usare il fido bancario oltre una certa soglia».

Frati dice di comprendere che il periodo è difficile per tutti, ma si chiede anche se sia possibile far morire associazioni «non improvvisate». Pensa all’AAB, nata nel 1945, o alla Società dei concerti di Brescia, che quest’anno ha compiuto 143 anni e che proprio nei giorni scorsi ha però dovuto annunciare la sospensione dell’attività per mancanza di risorse. Quello di Frati è un appello: agli enti locali e alla società civile, «di cui non ho però l’indirizzo». Per avere qualche risorsa, ma anche per capire se l’affermazione «niente cultura, niente sviluppo» abbia le gambe per camminare o sia solo uno slogan per qualche dibattito.

(Thomas Bendinelli)

24 luglio 2012 | 18:11

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