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Premio Brescianità

Nel 1977 l’allora sindaco di Brescia Bruno Boni e Giuseppe Inselvini diedero vita al “Premio Brescianità“, con lo scopo di «individuare, incoraggiare, onorare i bresciani di origine e di elezione che, attraverso il lavoro, le iniziative e le opere, hanno dato lustro alla città di Brescia e di essa meritatamente per prestigio si sono resi ambasciatori in Italia e nel mondo».

Da allora il 15 febbraio di ogni anno, giorno di San Faustino patrono della città, gli enti promotori del premio, L’Ateneo di Brescia – Accademia di Scienze Lettere ed Arti e la Fondazione Civiltà Bresciana, assegnano a figure che «rendono orgogliosa Brescia, più ricca la sua immagine, più nobile il suo profilo».

Quest’anno il premio è stato assegnato a Camilla Baresani, giornalista e scrittrice, Giuseppe Cassinis, geologo, Attilio Gastaldi, professore emerito di Ginecologia e ostetricia, e al mio babbo, Vasco Frati.

Ecco qualche foto della cerimonia di premiazione:

Le fotografie della cerimonia sono raccolte nel:

Con (malcelato) orgoglio riporto la scheda di presentazione, con la quale è stata motivata l’assegnazione del premio.

VASCO FRATI

Autore di studi innovativi di storia e arte bresciana,
infaticabile organizzatore e promotore di cultura

“La cultura è consapevolezza, è impegno civile, è partire dal passato per analizzare fenomeni che abbiamo alle spalle, ma questa valutazione serve per l’oggi e il domani. Cultura è operare perché la società si riappropri dei valori che sono fondamentali per il suo sviluppo. Dai fenomeni di crisi nei quali ci troviamo, così gravi al punto che distruggono il tessuto sociale, non si può uscire se non con l’impegno culturale”.

A parlare così è Vasco Frati, che rifiuta per sé l’etichetta d’intellettuale e preferisce definirsi un organizzatore culturale. Frati ha fatto e continua a fare della cultura l’impegno di tutta una vita.

Nato a Brescia il 1 ° giugno 1930, dopo gli studi liceali all’«Arnaldo» e la laurea in Lettere Moderne presso l’Università Cattolica di Milano con una tesi sul Gierusalemme di Torquato Tasso, è stato insegnante dal 1953, prima nelle scuole medie inferiori e in seguito nelle superiori, concludendo la sua carriera nel 1989 all’Istituto Tecnico per Geometri «Tartaglia». Il suo impegno è cominciato già negli anni Sessanta quando è stato fra i fondatori del «Circolo di cultura democratica», per il quale ha fra l’altro organizzato i cicli di iniziative denominati «I Sabati teatrali» e «Incontri con gli artisti», rivolti in particolare agli studenti, e ha incominciato a collaborare al periodico «Eco di Brescia» su cui ha pubblicato recensioni teatrali.

La ‘svolta’, che lo ha portato a diventare protagonista della vita culturale nella nostra città, è avvenuta nel 1975. Eletto consigliere comunale nelle file del Partito Socialista Italiano, Vasco Frati è entrato a far parte, nel 1976, della Giunta guidata dal sindaco Cesare Trebeschi che gli ha affidato la delega alla cultura. Era la prima volta che nella storia amministrativa bresciana veniva istituito un assessorato alla Cultura e le novità sono arrivate in fretta. “In uno dei dibattiti organizzati dal circolo Salvemini – ricorda – avevo tenuto una relazione sul tema «Linee operative per una politica culturale» e quando si trattò, in sede di trattativa per la formazione della Giunta, di stendere il programma, affidarono a me il capitolo della cultura e recuperai tutte le proposte che c’erano nella relazione”.

L’idea forte era l’avvio del progetto del «Museo della città», affidato nel luglio 1976 ad Andrea Emiliani e sostenuto poi da una serie di iniziative espositive raccolte sotto l’etichetta di «Materiali per un museo», dalle campagne archeologiche di scavo, dai seminari di didattica dei beni culturali e da pubblicazioni che servirono a compiere una ricognizione delle collezioni dei Civici Musei e a rendere consapevoli tutti i bresciani dell’importanza, anche a livello internazionale, del complesso benedettino di Santa Giulia e della sua futura destinazione.

Vasco Frati è stato assessore dal 1976 al 1981 e, una seconda volta, dal 1985 al 1987; in quegli anni Settanta, in cui Brescia è stata ricca di vivacità culturale, ha inventato il «Maggio culturale», l’ «Estate Aperta» e le visite guidate, ha sostenuto la crescita del Ctb, è entrato nella Deputazione del Teatro Grande, dove è rimasto dal 1977 al 1994 occupandosi direttamente della programmazione delle stagioni liriche e di prosa; negli anni Ottanta ha dato avvio al ciclo espositivo delle mostre dedicate ai grandi artisti bresciani (Ceruti, Moretto e Savoldo), ospitate negli spazi restaurati di Santa Giulia.

Con un impegno a vasto raggio nelle istituzioni culturali bresciane Vasco Frati è stato consigliere d’amministrazione dell’Associazione «Brescia mostre. Grandi eventi», presidente del «Museo Ken Damy di fotografia contemporanea» e presidente dell’Associazione filarmonica «Isidoro Capitanio» (la Banda cittadina) con la quale ha fondato, nel 1985, la rivista bimestrale di informazione e cultura musicale «BresciaMusica», giunta attualmente al numero 131 e diffusa negli ambienti musicali di tutta Italia.

Nel 1993 è diventato presidente dell’Associazione Artisti Bresciani (AAB) che ha guidato a divenire una vera e propria agenzia culturale di pubblico servizio, qualificandone l’attività con la promozione di mostre in collaborazione con i Civici Musei d’arte e storia e diverse istituzioni pubbliche e private del nostro territorio e con un’intensa produzione editoriale che può vantare la pubblicazione di ben 200 cataloghi e di un Bollettino ricco di notizie, ma anche di interventi e riflessioni sulla realtà artistica bresciana.

Se Vasco Frati ha esercitato, in tutti questi anni, con grande generosità e competenza il ruolo di organizzatore culturale, altrettanto impegno ha posto nell’attività di ricerca e di studio da cui è venuta la pubblicazione di numerosi volumi, saggi e articoli, in particolare sulla storia della città e sulle problematiche dei beni culturali e della museologia e anche su argomenti inerenti la storia di Brescia nell’età medievale e moderna. Tra i suoi primi lavori, da ricordare il testo dello spettacolo teatrale Fate tacere quell’uomo. Persecuzione e morte di Arnaldo da Brescia eretico, messo in scena da Massimo Castri nel 1972 al Teatro Santa Chiara. Al filone ‘medievale’ appartengono i saggi su Gli osservanti a Brescia e la fondazione del convento di S. Giuseppe (1983), su Arnaldo da Brescia. Dalla formazione religiosa al sinodo di Sens, pubblicato nel 2006 in Riformatori bresciani del ‘500 e su La festa dell’Assunta a Brescia nei secoli XIII-XV Le corse delle prostitute e dei tori (2007).

Numerose le pubblicazioni dedicate alla storia della città ed ai suoi monumenti. Ha infatti coordinato, tra l’altro, i lavori e collaborato per i volumi: Il Teatro Grande di Brescia. Spazio urbano, forme, istituzioni nella storia di una struttura culturale (1985-86); Il sacco di Brescia. Testimonianze, cronache, diari, atti del processo e memorie storiche della “presa memoranda e crudele” della città nel 1512 (1989-1990); La Loggia di Brescia e la sua piazza. Evoluzione di un fulcro urbano nella storia di mezzo millennio (1993-95). Ha inoltre curato i volumi: Santa Giulia: un museo per la città. Dibattito sul complesso monumentale (1978); La didattica dei beni culturali (1980); Brescia nell’età delle Signorie (1980); I musei bresciani. Storia ed uso didattico (1985). In volumi miscellanei e su riviste ha fornito innumerevoli contributi: Il rapporto museo-città: il caso Brescia (1980); Le accademie a Brescia nel XVI secolo. Forme ed esperienze di aggregazione culturale fra Cinque e Seicento (1988); L’istanza del cittadino Butturini. L’ “evidente et manifesto bisogno di aggrandire” Brescia in un documento del 1606 (1988); Piazza del Mercato (1999); La Biblioteca Queriniana. Architettura e architetti (2000); Le complesse vicende architettoniche della Biblioteca Queriniana secondo un manoscritto del 1756 (2001).

Francesco De Leonardis

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