io · talenti

Colonna Sonora 7

Sono nato nel 1963, e si può facilmente capire dai brani che conosco.

Colonna sonora” vorrebbe essere una selezione di grandi brani italiani che, come una colonna sonora, hanno accompagnato la mia vita dall’infanzia fino all’adolescenza, dal 1963 al 1982.

Senza un ordine cronologico, senza voler indicare “il meglio”: solo ciò che in qualche modo mi appartiene.

Oggi propongo “Stalingrado/La fabbrica” degli Stormy Six, del 1975.

Testo e musica sono di Umberto Fiori e Tommaso Leddi per “Stalingrado”, di Paolo Fabbri e Franco Fabbri per “La fabbrica”.

Il brano, grande pezzo del progressive rock italiano divenuto in breve un vero e proprio inno nelle piazze del ’77, è stato pubblicato in “Un biglietto del tram“, quarto album degli Stormy Six che segna un punto di svolta nella carriera del gruppo, sintesi tra raffinata capacità compositiva e piena coscienza politica.

Il gruppo era allora formato da Carlo De Martini (violino, mandolino e voce), Franco Fabbri (voce, chitarra, mandola, flauto dolce e basso), Umberto Fiori (voce, chitarra e armonica a bocca), Tommaso Leddi (mandolino, violino, chitarra, balalajka, flauto e voce), Luca Piscicelli (basso, voce e mandola), Antonio Zanuso (batteria).



Stalingrado (1975)

Fame e macerie sotto i mortai
Come l’acciaio resiste la città
Strade di Stalingrado di sangue siete lastricate
Ride una donna di granito su mille barricate

Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

L’orchestra fa ballare gli ufficiali nei caffè
l’inverno mette il gelo nelle ossa
ma dentro le prigioni l’aria brucia come se
cantasse il coro dell’armata rossa

La radio al buio e sette operai
sette bicchieri che brindano a Lenin
e Stalingrado arriva nella cascina e nel fienile
vola un berretto un uomo ride e prepara il suo fucile

Sulla sua strada gelata la croce uncinata lo sa
D’ora in poi troverà Stalingrado in ogni città

La fabbrica (1975)

Il cinque di marzo del quarantatré
nel fango le armate del duce e del re
gli alpini che muoiono traditi lungo il Don.

Cento operai in ogni officina
aspettano il suono della sirena
rimbomba la fabbrica di macchine e motori
più forte è il silenzio di mille lavoratori.

E poi quando è l’ora depongono gli arnesi
comincia il primo sciopero nelle fabbriche torinesi.

E corre qua e la un ragazzo a dar la voce
si ferma un’altra fabbrica altre braccia vanno in croce
E squillano ostinati i telefoni in questura
un gerarca fa l’impavido ma comincia a aver paura.

Grandi promesse la patria e l’impero
sempre più donne vestite di nero
allarmi che suonano in macerie le città.

Il dieci marzo il giornale è a Milano
rilancia l’appello il PCI clandestino
gli sbirri controllano fan finta di sapere
si accende la boria delle camicie nere.

Ma poi quando è l’ora si spengono gli ardori
perché scendono in sciopero centomila lavoratori.

Arriva una squadraccia armata di bastone
fa dietro-front subito sotto i colpi del mattone
e come a Stalingrado i nazisti son crollati
alla Breda rossa in sciopero i fascisti son scappati.

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