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Musei, il Comune si prenda una pausa

Vasco Frati ha 85 anni, è un intellettuale e studioso ed è stato presidente dell’AAB – Associazione Artisti Bresciani per molti anni, assessore alla cultura a palazzo Loggia in due tornate diverse, tra il 1976 e il 1992. Fu proprio in tale veste che lavorò alla valorizzazione del sito di Santa Giulia, sia pianificando il recupero dell’area, sia candidandola a patrimonio dell’Unesco.

L’Amministrazione comunale di Brescia ha recentemente approvato il «Piano strategico per la valorizzazione del patrimonio pubblico». Il termine «valorizzazione», come si sa, è ambiguo e sostanzialmente pericoloso. E poi c’è il tema dei termini della convenzione su Brescia Musei. Per l’importanza di questi problemi e perché i beni trasferiti alla Fondazione sono un patrimonio di tutti, mi permetto di suggerire all’Amministrazione una pausa di riflessione.

Di Vasco Frati, presidente onorario dell’AAB – Associazione Artisti Bresciani
Dal Corriere della Sera – Brescia 20/11/2015

L’Amministrazione comunale di Brescia ha recentemente approvato il «Piano strategico per la valorizzazione del patrimonio pubblico». Il termine «valorizzazione», come si sa, è ambiguo e sostanzialmente pericoloso. E infatti il Comune ha emanato bandi per raccogliere manifestazioni di interesse su due monumenti di grande valore storico, dai punti di vista sociale, economico, urbanistico e architettonico, il Mercato dei grani di piazza Arnaldo e la Crociera di San Luca, uno dei più antichi ospedali pubblici d’Italia. Sono edifici che bene si prestano ad ospitare strutture culturali. La concessione avrebbe una durata di diversi decenni: in pratica si tratta di una privatizzazione vera e propria. Eppure per il recupero della Crociera di San Luca una commissione appositamente nominata dal sindaco Paolo Corsini, della quale faceva parte anche l’attuale presidente della Fondazione Brescia Musei, aveva presentato un progetto, che considero ancora attuale e valido, per aprirvi un Centro di documentazione dell’arte contemporanea, comprensivo delle strutture necessarie, quali la biblioteca, l’archivio e la videoteca, di spazi per esposizioni temporanee (anche di opere appartenenti a collezioni private con l’implicita finalità di favorire prestiti di lunga durata e depositi permanenti), laboratori, sale per incontri e dibattiti, spazi ricettivi eccetera.

Ora sembra che la Crociera debba accogliere un incongruo e fuorviante museo di tappeti. Il vice sindaco e assessore alla Cultura ha saggiamente proposto di affiancare all’asse storico-monumentale-archeologico-museale di via Musei un altro asse, parallelo, lungo via Moretto, comprendente il Palazzo Martinengo da Barco (sede della Pinacoteca Tosio Martinengo, la cui prolungata chiusura è una vergogna per la città e di cui si spera sia prossima la riapertura), Palazzo Martinengo Colleoni (ex Tribunale), nel quale dovrebbe svilupparsi la cosiddetta «Officina della creatività», e la Crociera di San Luca. Questa proposta rafforza l’ipotesi del Centro di documentazione dell’arte contemporanea.
In realtà si ha l’impressione che il «Piano strategico» sia stato approvato senza che esista un quadro generale delle strutture pubbliche (un «Piano dei servizi»), in particolare e nello specifico il progetto del sistema museale cittadino, che dovrebbe prevedere (oltre che la riapertura della Pinacoteca, il ripristino del Museo della Città nel complesso di Santa Giulia-San Salvatore, la sistemazione dell’intera area archeologica, il riassetto dei Musei del Risorgimento e delle Armi) la scelta non solo di spazi dedicati all’arte contemporanea, ma anche di una sede prestigiosa per le raccolte museali di opere dell’Ottocento e del primo Novecento, che, per dirla con il grottesco linguaggio «sgarbian-goldiniano», si sviluppano da Canova e Hayez al Futurismo.

Ovviamente, dati gli enormi costi che un tale «Piano» comporta, si deve procedere gradualmente. Bene sarebbe al proposito se l’Amministrazione municipale rivolgesse un forte, motivato e convinto appello alla società civile per coinvolgerla nella grandiosa operazione. In provincia di Brescia esistono numerosi milionari: possibile che nessuno di essi senta il dovere civico di dare il proprio contributo? La Pinacoteca Tosio Martinengo conserva da lunghissimo tempo tale denominazione per ricordare i generosi lasciti di Paolo Tosio e di Leopardo Martinengo da Barco. Diego Della Valle ha tratto notevoli benefici in termini di immagine dall’intervento finanziario per il restauro del Colosseo. Nessuno dunque dei milionari bresciani vuole perpetuare la propria memoria, promuovere la propria immagine, costituendo una specifica fondazione o versando una somma sufficiente a realizzare un singolo intervento? O ai cittadini bresciani interessano solo la squadra di calcio e la Mille Miglia?
È importante comunque che la Giunta cittadina non proceda al di fuori di un progetto organico definito, con operazioni improvvisate o casuali, come la collocazione del Museo del tappeto nella Crociera di San Luca o l’utilizzo del Palazzo Maggi Gambara come sede di un bed and breakfast.

La presentazione di un piano generale da parte degli attuali presidente e direttore della Fondazione Brescia Musei dovrebbe essere preliminare e pregiudiziale all’approvazione della «Convenzione» con il Comune. A questo proposito va osservato che la durata di tale convenzione, trattandosi della fase iniziale e pertanto sperimentale, dovrebbe essere limitata nel tempo, auspicabilmente per cinque anni tacitamente rinnovabili per altri cinque con le opportune e reciproche clausole di salvaguardia. Il piano generale di cui sopra dovrebbe anche chiarire i criteri generali e le linee guida di politica culturale. Ne dimostra l’importanza e l’urgenza la recente decisione della Giunta e della Fondazione Brescia Musei di allestire negli ambienti del complesso di Santa Giulia-San Salvatore la mostra di alcune opere di Marc Chagall: al di là delle cortine fumogene sollevate nel corso della conferenza stampa, si tratta di un progetto che ripropone il metodo Goldin della iniziativa organizzata “chiavi in mano” e per di più fa seguito ad altre esposizioni di opere di Chagall, in particolare quella organizzata a Milano dal settembre 2014 al febbraio di quest’anno, senza quindi apportare alcuna novità critica sulla figura e sull’arte del pittore. La collegata esposizione di opere di Dario Fo sembra rispondere esclusivamente ad una finalità di immagine. Non è chiaro pertanto quale logica è sottesa a queste scelte e in quale contesto programmatico esse si inseriscano.

Qualche considerazione credo meriti anche il testo dello Statuto della Fondazione Brescia Musei. Esso richiederebbe anzitutto una riscrittura letterariamente più sostenuta e, nel contenuto, qualche aggiornamento che salvaguardi alcuni principi fondamentali: le linee guida della programmazione culturale devono essere definite dall’Amministrazione comunale; lo scopo primario del gestore dei beni pubblici deve essere la loro conservazione, studio, tutela e non la «valorizzazione» finalizzata a scopi prevalentemente economici; devono essere limitati o addirittura esclusi gli affidamenti di beni e servizi a privati; si deve procedere quanto prima alla nomina del Comitato scientifico.

Per l’importanza di questi problemi e perché i beni trasferiti alla Fondazione sono un patrimonio dei cittadini, mi permetto di suggerire alla civica Amministrazione una pausa di riflessione e di invitare qualche associazione o istituzione ad organizzare un pubblico dibattito di confronto e di approfondimento, al quale partecipino in primo luogo esponenti della Giunta e della Fondazione.

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