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28 maggio 1974

Oggi è il 28 maggio, per Brescia una data “pesante”: ricorre infatti il 42° anniversario della strage di Piazza della Loggia.

Il 28 maggio del 1974 una bomba esplose durante una manifestazione contro il terrorismo neofascista, indetta dai sindacati e dal Comitato Antifascista, provocando la morte di otto persone:

    Giulietta Banzi Bazoli
    Livia Bottardi Milani
    Euplo Natali
    Luigi Pinto
    Bartolomeo Talenti
    Alberto Trebeschi
    Clementina Calzari Trebeschi
    Vittorio Zambarda

e il ferimento di altre 94.

Anche se avevo solo 11 anni, il ricordo di quella giornata terribile mi è rimasto ben impresso: mio padre era insegnante, ed era in piazza della Loggia a manifestare insieme a colleghi ed amici, alcuni dei quali morti nell’attentato; egli stesso si è salvato grazie a circostanze fortuite.

In un filmato girato in quei giorni ricorda quei momenti tremendi:

Anche se una verità giudiziaria non è stata scritta definitivamente, e forse mai lo sarà, la verità storica è chiara: un attentato terroristico compiuto da gruppi di neofascisti, con il coinvolgimento di rami dei servizi segreti e di apparati dello Stato a coprire i colpevoli e a depistare, fin dai primi istanti, le indagini.

Per non dimenticare.

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2 thoughts on “28 maggio 1974

  1. Convivere per 37 anni con il ricordo di una bomba, scoppiata nel centro della mia città. Vedere l’agitazione di chi volle capire, scoprire, senza rassegnarsi al silenzio freddo e colpevole che sembrava avvolgere tanti palazzi e tante case. Sentire la loro indignazione ribollire, scoppiare feroce e poi scemare negli anni, per la mancanza di risposte, di verità. Oppure per consunzione, per sfinimento, per la decimazione della vecchiaia. 28 Maggio1974.
    Fu come l’esplosione di un male oscuro, di cui si sapeva da poco, che aveva già colpito ma che molti, ancora, si rifiutavano di considerare una possibile epidemia. Invece colpì anche a Brescia, con effetti rapaci su un’intera città, su un intero popolo, causando molte perdite. Per i bambini dell’innocenza, per i giovani della libertà, per gli adulti e gli anziani quella della giustizia.
    All’istante colpì i prossimi all’epicentro, lasciando 8 morti e un centinaio di feriti gravi e gravissimi, ma poi cominciò ad affliggere anche tutti i presenti in piazza Loggia, e in città a quell’ora esatta. Quelli che dopo poche ore corsero a comprare le edizioni straordinarie dei giornali, anche quelli che non lo facevano mai, o che ci mandarono i bambini con 100 lire in mano. Un’altra occasione di contagio furono i funerali dei giorni seguenti, dove gli assenti all’esplosione, madri, padri fratelli e figli, soprattutto i bambini, issati sulle spalle dei grandi, vedevano passare stendardi, divise, lacrime e bare. Anch’io mi ammalai così. Avevo già patito i primi sintomi il giorno della bomba, a scuola, quando la maestra entrò in classe con una faccia seria e ancora più scolpita del solito, per annunciare la morte di molte persone. Forse adesso prima di farlo si riunirebbe il consiglio di classe, si farebbe una commissione, per non impressionare l’infanzia, massacrata comunque in ogni momento dalle bombe a grappolo della pubblicità più o meno occulta. Ma allora la vita era diversa, i bambini più forti e gli adulti più ingenui. I miei sintomi erano poi peggiorati quando la mia festicciola di compleanno si svuotò degli invitati e della gioia di scrivere ovunque la propria età a due cifre, anche sulla torta alta come una mia mano, coperta di glassa di zucchero rosa e farcita di nutella, almeno una volta all’anno. Ma i funerali colpirono più forte. Mi ricordo di file interminabili di persone, di un cielo grigio, piovigginoso, o forse il grigio cominciava già a spandersi dentro, tanto da velare gli occhi e il cuore.
    Ogni anniversario della bomba mi invecchia di un anno, esattamente. Vivere quasi 4/5 della tua vita con questo disturbo ne fa una malattia cronica, una di quelle con cui si impara a convivere. Purtroppo.
    Di malattie croniche ne ho tante, per alcune prendo le pillole,prescritte dai successivi medici di famiglia, per altre so che non esiste cura, e le devo sopportare. Non so bene come gestire il disturbo della bomba, ancora non l’ho imparato, e temo per questo di non poterlo insegnare ai miei nipoti.

  2. Già.
    Da quando sono arrivata a Brescia, sento la strage come un punto di memoria forte della città. Ed ogni anno in Piazza Loggia sento come questa memoria di stragi impunite sia comune legante tra gente che proviene da un altrove. Gente che anche con colori della pelle diversa da quella tipica bresciana, si ferma davanti alla lapide, porta fiori e si sofferma a “far memoria”

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